Coming Tsui…

Cosa c’entra una multinazionale di Milano con una misteriosa donna dei sogni…?

e soprattutto, perchè l’amministratore delegato riceve lettere d’amore… al posto delle relazioni di vendite…?

cronaca di un errore…

a tra non molto…

And the winner is…

Esisitono donne dilettanti e donne professioniste…

le prime, per tutta la  vita, tentano inutilmente di creare un personaggio originale… si applicano e si allenano… ma non ci credono mai veramente…

le seconde, fanno l’esatto contrario… sono distratte e leggere…

e vincono sempre.

Milano

Tutta la settimana a Milano… mi hanno strappato il cuore e sostituito con del silicone di prima qualità… non fa male, almeno…

Milanodue

Fatto sogno terribile. Svegliato in lacrime… devastato… la baciavo…

Milanotre 

Non avrò mai altro… posso solo scriverne… e ricordare…

Non serve altro

Il più breve, intenso e lucido corso di scrittura:

E invece, per scrivere “il” libro, bisogna autoimporsi – o meglio, possedere innata – una certa dose di stupidità. Non bisogna vergognarsi di far piangere la protagonista femminile mentre sussurra un “ti amo”, tanto per spiegarci. Bisogna, alla bisogna, saper essere patetici, romantici, didascalici, moralisti quando “il” libro pretende che tu scriva in modo patetico, romantico, didascalico, moralista. Pensate ai russi. Di quante pagine di Guerra e pace uno come Pynchon si vergognerebbe? Perché la vergogna a scrivere qualcosa significa niente più e niente meno che l’incapacità di scriverla.

Tratto da: "Perchè Thomas Pynchon piace tanto ( per le ragioni sbagliate)", di Leonardo Colombati, pubblicato su Nuovi Argomenti e scaricabile su www.perceber.com

 

Trimestrale

Faccio l’agente. L’agente di commercio. Non conta cosa vendo, lo vendo e basta. Un catalogo, un listino. Un elenco clienti: Da ampliare eh? Mi raccomando! Con questi non ci sopravvive…. Le provvigioni, trimestrali, a saldo avvenuto: Sul maturato, non sul fatturato… Niente insoluti eh?! Il resto, io. Auto, spese, chilometri, nervi. Per le Aziende, sono un affare. Guadagno solo se vendo. Una via d’uscita dalla fabbrica, pensavo. Bei vestiti, orari elastici. All’inizio. Poi capisci: Dodici ore! Sono in macchina dalle 6. Non mollo mai, Andrea… sempre addosso ai clienti, altrimenti ordinano alla concorrenza, porc… Scusa… Sii? Mi dica… un attimo… ciao, ho una chiamata sotto… Gli altri, i colleghi, sognano vite diverse, da anni 80: La cambio, faccio un leasinghino, maxirata e via, neanche me ne accorgo… Invece: Non si vende un cazzo…! Non ci sono soldi! Brucio gasolio e basta…! Siamo mentitori di professione. A noi stessi, per primi. Creativi del nulla. Esistiamo se vendiamo: Sorrisone… Buongiorno, come sta’? …il cliente sbuffa, ma lei deve passare tutte le settimane? Se ho bisogno chiamo in ditta… è uguale… no!? No, stronzo… non è uguale… penso… fammi scrivere l’ordine, devo vendere io… se chiami pensano che cazzeggio… Uno che non va dai clienti, non serve… Via, la prossima volta ordinerò a lei… Certo… potrei anche… farlo ora… Ma no… mese prossimo… Mi capisce, vero? Ti capisco, ti capisco… Se mi fanno fuori perché non vendo, niente cortei solidali. Chi ci andrebbe? Voi rappresentanti, siete inaffidabili… Sua moglie è dipendente, no? E il padre? Pensionato? Perfetto! Me li mandi…! Me lo dicono tutte le volte che chiedo un anticipo, in banca. Si, perché, vorrei vedere voi, a vivere così. Ogni tre mesi.

Attesa/2


Davanti a me, ancora una volta, come negli ultimi giorni, Vittorio.


“Quanta fretta che aveva eh? Non ti ha nemmeno ringraziato, io sarei stato zitto… se ti fregasse il posto? Poi… professionista di che?


“Non hai sentito? Quello paga, lo faranno subito. Siamo noi che aspettiamo.”


Scrollò le spalle, Vittorio. Mi bastava ricordargli la nostra pochezza di convenzionati per zittirlo. Ogni volta.


Ci conoscemmo subito dopo le elezioni staordinarie del 2013 e poco prima della guerra civile che sarebbe iniziata, all’inizio del 2014. Per tentare di soffocare la drammatica crisi economica che aveva ridotto il Paese sul lastrico, erano state prese misure drastiche. Le regioni erano state sostituite da Presidi Militari che rispondevano solo a Roma. In quasi tutte le città del Centro, esclusa Roma, non esistevano più negozi di nessun tipo. Le provviste venivano distribuite da centri di smistamento gestiti da militari. Un uomo, una scheda.


Il Nord era frazionato, ma ancora sotto controllo. Ogni giorno arrivavano provviste dal Piemonte Francese. Il Governo cedeva pezzi del Paese in cambio di aiuti alimentari.


Il Sud era svuotato. Un’ esodo iniziato appena si erano sparse le voci. In questo marasma si era cominciato a sentir parlare dei Centri della Fine. Sembrava una leggenda metropolitana, del tipo: l’America ci ingloberà, saremo salvi… Era vero. La popolazione andava diminuita, diceva il Governo: “Nessuno acquista una regione sovrappopolata, dobbiamo sfoltire per salvare le nuove generazioni…” Le nuove generazioni per il Governo erano tutti quelli sotto i 30 anni. Tutti gli altri, ad esclusione dei militari e della polizia, erano sfoltibili.


Quando seppi che un centro era stato aperto nella mia città, andai subito. Ufficialmente si chiamavano Centri per il Recupero delle Risorse, ma tutti li chiamavano Centri della Fine.


“Ci sta pensando anche lei?” Ero davanti all’ingresso del centro e un ometto incredibilmente basso, mi rivolse la parola. Capitava di rado. Conobbi così, Vittorio. Parlando della morte.


“Volevo solo delle informazioni… sapere se…”


” Tutto vero”, rispose. ” Ma hanno dei problemi, là dentro…”


“In che senso?”


“Non sono veloci. Si aspettano giornate intere, in attesa dell’arrivo dei farmaci.”


“Farmaci?”


“E certo, cosa crede? Non le sparano mica in testa!” Una pillola e via…” Ma come al solito nella storia di questo Paese, niente funziona come dovrebbe. Ieri per esempio eravamo in trecento in attesa, sa quanti ne hanno… fatti?


“Non saprei, cinquanta, cento…”


“Bello vedere che esistono ancora gli ottimisti… Otto! Ne hanno fatti otto!”


“Eravamo imbestialiti, ci hanno risposto che erano arrivate solo otto pillole, capisce”?


“Come facciamo a morire? Tanto vale farci ammazzare andando al sud. Lì ormai girano solo mercenari. Stanno bonificando provincia per provincia, in attesa di sapere chi comprerà. Ho un amico militare… mi ha raccontato…”


“Ma… senta…”


“Dammi del tu, io mi chiamo Vittorio e tu?”


“Andrea”


“Vieni, entriamo. Poi ti spiego come iscriverti. Andiamo a vedere che aria tira oggi.”


Per tre mesi, io e Vittorio ci siamo dati appuntamento, davanti al centro, ma niente.


Ancora vivi. E il professionista invece…(continua…)


Vacanze


“Partiamo lo stesso,  hanno garantito che ci sposteranno sull’altra costa, in un villaggio dove l’onda non è arrivata…


in fondo sono le nostre vacanze…”

Distrazione


Non l’avevo mai vista prima… non la rividi più dopo…


ora che ci penso, non la guardai bene neanche durante…