Quindicesimo consiglio

Fatevi accusare ingiustamente di qualcosa…

da vittime è meglio…

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Info

Al televisorino della mia cucinetta, un telegiornalino, mi informa che i paesi della zona del Lago di Garda, sono sotto attacco. Si, sono invasi da signorine dell’est europeo e del sudamerica, che, con grande stupore della popolazione del luogo e del cronistello, si alzano tardi al mattino, quando tutti sono già al lavoro, dice un signore intervistato, spendono in abiti eleganti e borse costose nelle boutique del centro. La titolare di uno di questi negozi dice che proprio ieri, due ragazze, carine, hanno comprato tre abiti. Mille euro, hanno speso, pensi… dice. Il cronistello: e come hanno pagato, chiede.  In contanti, risponde scandalizzata la signora.

 A.A.A. cercasi

Cercasi urgentemente persona in grado di usare coltelli lunghi ed affilati. Il candidato/a in questione avrà almeno trenta anni, preferibilmente di bella presenza. La vittima, nostro affezionatissimo cliente, chiede la massima fermezza e spietatezza.  Il coltello in questione dovrà essere manovrato nell’arco di tutta la giornata, quindi si richiede al candidato/a,  grande disponibilità e flessibilità di orario. Il nostro cliente pretende candidature della massima ferocia e competenza, atte a valorizzare un’ incarico di così grande importanza. Non sono necessarie esperienze precedenti, ma sono gradite. Il candidato/a,  prescelto, sarà formato direttamente dal nostro cliente. Testo del corso: I tre usi del coltello di David Mamet.

 

Ferramenta

Un paese nella provincia di Firenze. Un negozio di ferramenta. Un  uomo ed una donna dietro il banco. Un venditore con il campionario.

Luci singole su ognuno.

Il venditore, entrando:

Buonasera signori!

La donna (appoggiata al bancone): Buongiorno, dica…

L’ uomo (di spalle controllando la merce sullo scaffale): Macché dica… questo vuole vendere… non compra nulla. Buongiorno. (si volta)

L: Andrea non l’avevo riconosciuta… passa sempre al mattino…

A: Non si sa mai Giovanni, potrei anche aver bisogno… Ciao eh? Signora…

G: Ciao Andreone, come va in giro?

Si stringono la mano.

A: Clienti depressi, poco movimento… sai, i primi mesi dell’anno…

G: A Milano che dicono? Digli di smettere di dare la merce alla Coop… guarda che non ordino più!

A: Esagerato… hanno pochi articoli, nostri. E li vendono più cari!

G: E lo so…! Ma la gente è grulla. Vanno in questi centri commerciali a fare la giratina di domenica… e comprano… Poi vengono da me: Segna, mi fanno, vengo a fine mese… Segna una sega! L’ Ipercoop non segna mica… via cambiamo argomento. Non compro nulla, Andrea.

A: Ti faccio solo vedere le novità. Ho anche la collezione nuova di pavimenti in gomma.

G: Quelli li segue Luciana. Fai con lei.

L: Non si compra nulla!

G: O’ Luciana… Andrea lo sa che si ordina quando c’è bisogno… dai… vediamo…

A: Grazie Giovanni. Ti lascio i campioni nuovi dei pavimenti. Così la guardate con calma. Non facciamo perdere tempo alla signora Luciana.

L: Se non c’è l’offerta non ordino!

G (a bassa voce): Questa è peggio di me…

A: Signora la tratto bene vedrà…! Le lascio il listino con il solito sconto e l’extra!

L: Bravo! Senza extra non ordino nulla…!

G: Senti Andrea, io devo uscire. Per le colle e le vernici si fa l’ordine a marzo. Ora è magra…

A: Io lo prendevo anche subito… l’ordine… te lo fatturo a Marzo, però…

G: Che ci provi anche con me?! Siamo clienti fedeli, noi… Se ti dico che ordino a Marzo, fidati…

A: Va bene. E’ che da Milano arrivano certe telefonatine…

G: Bisogna vendere tutti… e non compra nessuno… l’è un bel mondo eh? Via… vò… Ciao. Se Luciana ti chiede gli sconti non fare il furbo, che dopo controllo… (esce)

A: Tranquillo. Ho la scheda cliente. Prendi lo sconto dell’anno scorso. Ciao…

L: In due siamo troppi! Glielo dico sempre… lui deve stare fuori a consegnare… ma non si vende… non c’è soldi… via, via… basta. Mi faccia vedere…

Entra una coppia. Lui si sorregge con un bastone. Lei lo precede.

L: Guarda chi c’è! O che non l’hai seppellito neanche questa volta?

La cliente: Macché, me l’ hanno rimandato!

Il cliente: Vi garberebbe! Mi hanno dato anche il bastone… visto che roba Lucianina?

L: Bisognerebbe dartelo in testa. Così impari a guardare, prima di attraversare la strada.

Il cliente: Zitta và… mi è andata bene.

La cliente (avvicinandosi al bancone): Allora che si dice in piazza?

L: Solite cose… che vuoi… Il marito di Laura è morto lo sapevi?

La cliente: Era l’ora, poveruomo…

L: La Paola è incinta… una femmina…

La cliente: Sei contenta?

L: Si. Anche se un nipote mi bastava. Ma che vuoi… uno solo… hanno fatto bene…

L: Di Patrizia l’hai saputo?

La cliente: Cosa?

L ( a voce bassa): Separata. Il marito stava con un’altra. Una russa… è andato via.

La cliente: Non mi è mai piaciuto, quello lì. Ogni tanto lo vedevo al negozio. Sempre attaccato al telefonino…

L: Poi c’è Giuseppe, fermo con una caviglia ingessata…

Il cliente: Donneee! Ora vi separo. Questo signore deve lavorare. Andiamo, si va.

A: Non si preoccupi. Fate pure. Aspetto.

L: Chissà che pensa di noi, Andrea. Si spettegola un po’…

A: Ma niente. Mi tengo aggiornato anche io…!

L: Che simpatico… questi rappresentanti la sanno lunga. Tanto non compro oggi.

A: D’accordo signora Luciana. Ho capito. Finisca pure…

La cliente: Allora ti si saluta, Lucianina… ma Giuseppe come ha fatto?

L (ridendo): Ho un fratello più grullo di tuo marito. Vuol fare il giovanottino… va a ballare… lui…

La cliente: A ballare?

L: Non mi fare parlare… Fa la scuola di ballo, quel bischero… il latinoamericano…

L: Mentre ballava con la maestra, voleva fare il ganzo… sai la brasiliana?

La cliente: si ho capito… ogni tanto la vedo in paese… e si girano tutti…

L: Insomma, s’è slogato una caviglia. L’hanno ingessata per via dei legamenti…

La cliente: Ora gli passa la voglia… chissà dove guardava…

Il cliente(ridendo): E lo so io icchè guardava…

La cliente: Sta zitto te! Voi uomini invecchiate male… andiamo vai… ciao Lucianina, ripasso domani, da sola, porto l’ infermo a casa…

Il cliente: Si torna… da sola vai…

L: Ciao bella… e te guarda bene vai la prossima volta…

Escono.

L: Scusi Andrea, sono vecchi amici. Abitano vicino a noi…

A: Sono simpatici.

L: Si, la prima mezzora. Lei è una lingua lunga… veniamo a noi…

Entra un’ uomo.

U: Buongiorno! Guarda dammi tre euro e non se ne parla più! Te li riporto domani… al massimo dopodomani…

L: Rieccolo! Ma se te ne ho dati cinque, sabato!

U: Te li ho riportati martedì, però… tre euro dai… te li riporto domani…

L: Me li hai ridati? Sei sicuro? Poi, scusa… o non te ne avevo dati altri due?

U: Te li ho riportati. Lo so che passo male a chiedere… non lo faccio più… questi sono gli ultimi…

tre euro…

L: Ma non li spendere in pasticche. Devi farcela da solo…

U: Lo so che non dovrei chiedere… c’è anche gente… ma te li riporto domani al massimo dopodomani…

L: Ma te lo ricordi degli altri due? E quelli?

U: Via dai… tre e due cinque… domani te ne riporto cinque… al massimo dopodomani…

L (apre la cassa): Tieni via… ma ricordatelo! Ti aspetto!

U: Grazie! Questa è l’ultima volta! Sta’ male chiedere… lo so… Ma te li riporto… domani, al massimo…

L: Si, ho capito… vai ora, ho da fare con questo signore…

U: Mi scusi anche lei… questa è l’ultima volta… Ho avuto dei problemi… ma non mi lamento… mi accontento… nella vita bisogna accontentarsi di poco…

L: Vai ora su…

U: Oggi sono in forma…! Ciao… a domani… massimo… (esce)

L: Scusi Andrea, è un po’ depresso…

A: All’ inizio credevo scherzasse… pensavo fosse un suo amico… come…

L: No… no… poverino. Abita qua vicino. Ma me li riporta, sa? Poi se non viene, conosco la moglie…

A: E li chiede a lei?

L: No… no… tanto torna… una volta è passato, c’era il negozio pieno, ha aperto la porta e mi ha tirato un sacchetto di spiccioli, urlando: Tieni Lucianaaa al voloo! Oggi sono in forma…! Una comica… Giovanni lo voleva rincorrere… se mi prendeva… Ci fa tenerezza, andavano a scuola insieme da ragazzi…

A: Mi è passata la voglia di lavorare… non dovrei dirlo…

L: Perché lei è un buono… me lo dice sempre Giovanni…

A: Mi sono intristito… le lascio tutto, poi ci vediamo il prossimo mese.

L: Va bene Andrea, grazie. Tanto oggi non ordinavo nulla.

A: Arrivederci.

L: Arrivederci.

(buio. Solo una luce sul bancone)

Senza scadenza

Andate a vedere Sideways. A prima vista sembrerebbe un film sul vino e sulla degustazione.

Invece parla di apriscatole e barattoli…

e di come usare gli uni negli altri…

 

Protocollo P/1-56

In alcuni piloti dell’aviazione americana, di stanza nella base di Los Alamos è stata recentemente riscontrata la cosiddetta “Sindrome di Morans”.

Il Prof Morans, esule gerogiano, ai tempi della guerra fredda, aveva scoperto, durante la progettazione di un nuovo aereo a reazione, l’esistenza di alcuni vuoti d’aria lunghissimi. Analizzando i notevoli sbalzi di velocità degli aerei, durante le prove, era giunto alla conclusione che esistessero, nei cieli, veri e propri tunnel dove l’attrito dell’aria era meno frenante. La cosa che lo aveva incuriosito e per la quale il KGB, aveva interrotto la sperimentazione, era che i piloti dei velivoli dopo aver attraversato questi tunnel privi di attrito a velocità quasi doppie rispetto alla norma, entravano in uno stato di stordimento. Una specie di, così la definì all’epoca il professore, sindrome di Stendhal dovuta alla velocità. Essi entravano in contatto con sensazioni mai provate prima. Una specie di estasi della velocità che li rendeva, disse il professore all’epoca, inadatti a combattere. Alcuni reduci soffrivano di scatti di ebrezza e felicità inusitate, per dei militari professionisti. Molti di loro, sposarono donne vicine alla base militare e si riciclarono come contadini fino alla fine dei loro giorni. Altri si convertirono al pacifismo.

Oggi, a distanza di quasi quaranta anni alcuni piloti americani hanno mostrato gli stessi sintomi. “Gli esperimenti andranno avanti, dice il comandante della base, i nostri soldati mostrano segni inconsueti di felicità, ma sono dei professionisti. E sapranno combattere i sintomi. Abbiamo troppo bisogno delle geniali scoperte del Prof. Morans.” Che attualmente è scomparso.

I famosi tunnel aerei di Morans, denominati dall’aviazione americana “P/1-56, sono, si stima, attualmente circa trenta, sparsi per tutto il pianeta.

P/1-56 identifica l’altezza dei tunnel: 156cm. P sta per Perfect.

Un tunnel perfetto.

 

Incompletezza  (tsui/ngai)

 

"E dai, aprimi!" disse Tsui. Era in piedi, davanti al portone.

Suonava il campanello di Andrea, senza risultato. Faceva molto freddo, e non era il massimo della vita, stare lì fuori, come una fidanzata delusa che parla da sola. Lei che fidanzata non era, poi.

Ne suonò un’ altro: "Pubblicità", disse al citofono. Le aprirono.

Salì le scale a due a due. Arrivò al pianerottolo di corsa… si accorse troppo tardi. Poco prima… la pulizia scale. Era bagnato. E scivoloso.

Si ritrovò col culo per terra, dolorante.

"Andrea aprimi, cazzo!" Urlò, dando un calcio alla base della porta.

Si attaccò alla maniglia per rialzarsi.

"Si è fatta male? Ah, è lei… disse la signora delle pulizie, scendendo dalle scale di servizio che davano sulla terrazza.

"No, no, grazie. Mi sono bagnata un po’, e basta." Continuò a suonare.

"Magari è fuori, il suo fidanzato" disse la signora, passandole accanto.

"Si fuori di testa… non siamo fidanzati, solo amici. E sono sicura che c’è: "Mi vuoi aprireee!"

La porta si scostò leggermente e mostrò il volto di un uomo. Aveva i capelli arruffati, occhiaie evidenti. Indossava una felpa con il cappuccio tirato su e un paio di jeans, semiabottonati davanti.

"Ciao…" fece e aprì la porta.

"Sempre squillante… eh? Dormivo… pessima notte…"

Tsui si fiondò in casa di Andrea, senza dire una parola. Chiuse la porta, gettò lo zainetto sul divano ed entrò in camera.

"Andrea, mi dai un asciugamano?" Si stava guardando allo specchio. Aveva i pantaloni bagnati. Aveva il culo bagnato. Si contorceva davanti allo specchio nel tentativo di guardarsi dietro.

" Tieni" disse Andrea. " Che è successo? Ho sentito un tonfo, pensavo fosse caduta la Marisa."

"Ero io, salivo di corsa da una testa di cazzo che non apre mai e sono scivolata…"

"Culata, vedo…"

Tsui tentò di asciugarsi. I suoi pantaloni militari si erano impregnati di acqua e detersivo per pavimenti. Gettò l’asciugamano sul letto e si accucciò con le spalle allo specchio.

"Vuoi che faccia io?

"Non ci pensare nemmeno."

"Intendevo provare ad asciugarli…"

"Erano nuovi" disse," me lo sentivo, che non dovevo comprarli. Non mi piacciono nemmeno… piacciono a Carlo, però."

Andrea stava appoggiato alla porta. La sbirciava da sotto la felpa. Aveva freddo, come sempre, al mattino.

Tsui restò accucciata con le spalle allo specchio. Lo faceva spesso: "Sembri un rapinatore con quel cappuccio… scopriti la faccia, non ci parlo con un naso… E poi, per favore, controlla… io non vedo" disse, "almeno me li tolgo, sono bagnati."

Andrea si avvicinò e, guardò se le spuntavano gli slip dai pantaloni. Era una cosa che Tsui odiava. Non sopportava che si vedessero le mutande, come diceva lei. Ormai era un’ abitudine.

"Si vedono… solo un po’. Il bordo, dai… appena. Sei fissata."

"Bene! Non provo nemmeno ad asciugarli allora. Te li lascio qua e li porti in lavanderia, visto che me li sono macchiati per colpa tua. Se li tolse e rimase in slip.

"Ti aspetto di là" disse Andrea, uscendo dalla camera. Prese i pantaloni. Andò in bagno a prendere l’asciugacapelli.

Tornò sul divano.

"A proposito, che sei venuta a fare?"

"Di solito, avverti… e se ci fosse stato qualcuno…? Una donna… magari…"

Accese l’asciugacapelli, puntandolo sui pantaloni

"Ma che fai!? Ma quale donna! Ti ho presentato tutte quelle che conosco e non sei riuscito a tenertene una… Fai peggio ad asciugarli…"

"Poi a dire il vero, certe, non te le sei nemmeno prese… Fai il prezioso!"

Andrea, girò appena la testa per rispondere, e vide arrivare il piede…

"A calci ti prenderei….!" Disse Tsui scavalcando lo schienale del divano.

"E stacca questo coso…"

Aveva le gambe lunghe, Tsui. Indossava delle calze di lana, grigia, che le arrivavano a metà coscia. Era rimasta così. Giubbotto di pelle, maglia a v, slip, calze. Vicino a lui.

"Che calze… farai la felicità di Carlo!"

"Macché, sono solo calzini. Poi di lana, come i tuoi, solo più lunghi… Niente pizzi da commessa…"

Chiunque fosse entrato ora in quell’appartamento, avrebbe visto un’ uomo, di circa quarantanni, con il cappuccio della felpa calato fino agli occhi, mezza patta aperta, che cercava di asciugare un paio di pantaloni con un "Turbophone professional", la cui proprietaria, una ragazza di quasi dieci anni più giovane e molto bella, se ne stava lì, come rassegnata, in attesa. Dei due, chiunque avrebbe invidiato l’uomo. E suggerito alla ragazza di trovarsi un bravo ragazzo.

Invece erano amici. Un’ uomo e una donna.

"Allora" esordì Tsui. "Ieri sera, mi ha telefonato Chiara…"

"Come sta?" chiese Andrea, già sapendo cosa aspettarsi.

"Sta bene solo al pensiero di non vederti più, mi ha detto. Mi ha pregato di avvertirla, nel caso io abbia intenzione di invitarvi a cena… insieme, dico. "

"Uso le sue parole: niente di personale, ma se c’è lui, io non vengo. Vedetevela voi. "

"Allora?"

"Vedersela… noi?"

"Ora."

"Ora mi spieghi cosa le hai fatto. Seriamente. Ho tutto il mattino, lavoro nel pomeriggio oggi."

" Ah si?" rispose Andrea, "Anche io sono in ufficio… magari ti chiamo… "

"Andreino, dai…! Cazzo hai fatto? Che hai detto a Chiara?"

"Ma niente, dai… Cosa vuoi che abbia fatto? Sono della vecchia scuola io… Abbiamo cenato in un ristorante marocchino… carissimo. Abbiamo fatto due passi in centro. Lei è veramente carina, gentile. Non capisco come possa essere stata lasciata ."

"Taglia…"

"Si…, insomma, un po’ pesante, è… parla solo lei, mi ha raccontato tutta la sua storia, tradimenti, telefonate… però dai… siamo stati bene…"

"Bene? Ma se non ti vuole più vedere?

"Esagerata…!"

2Tanto lo so… sai…?"

"Cosa…?"

"Avrai usato il solito argomento. Ormai è famoso."

"Senti, dopo aver fatto due passi, siamo venuti qua, abbiamo bevuto un po’, ci siamo lasciati andare…"

"Risparmiami i particolari…"

"Te li ho sempre risparmiati no?" disse Andrea togliendosi finalmente il cappuccio.

"Ci siamo lasciati andare, nel senso… lei soprattutto… si è sfogata… confessata…

ha iniziata a dirmi che sono una bella persona, non ho mai capito cosa volesse dire, ma ho apprezzato… che le piacerebbe frequentarmi, iniziare un qualcosa… chissà che tra di noi non scatti… ha detto. Io mi sono trattenuto. Sono pigro. Odio gli scatti… insomma, le ho detto che in fondo ci conoscevamo da pochissimo… e lei: "Ma io ti conosco da anni, dai racconti di Tsui…".

A proposito, ma te cosa vai a raccontare in giro le mie storie, sapeva persino della mia…

"Non deviare… mica è un racconto… che poi ti piace che parli di te…"

"Insomma, mi sono scocciato, dopo un po’… Forse era sincera, ma quel fare tutto mieloso, del tipo ti seduco in tre minuti… profumi… tacchi alti… questi occhi addosso… intriganti per forza… la sagra dello scavallamento…

Andrea guardò Tsui in faccia, diretto: "Si sono una palla d’uomo" disse.

Lei ascoltava, accanto. Immobile.

"Lo sai… ne abbiamo parlato tante volte…

"Mi ha fatto venire l’angoscia… mi sono visto già in viaggio per Ikea, le vacanze programmate, le cenette… l’ ho rifatto. Perdonami."

"Rifatto cosa?" Chiese, alzandosi in piedi. Era davanti ad Andrea, molto vicina.

"Belle mutande…" disse Andrea

" Agent Provocateur" rispose Tsui, " Un regalo di Carlo… francesi."

" Immaginavo, non hai un gran gusto tu… sei da mutandoni di cotone…"

"Io? Tu non capisci niente di moda… figuriamoci di biancheria intima femminile"

"In effetti ho smesso di regalarla da anni… lo trovo patetico.

"Carlo non è patetico…!"

" Non mi riferivo a lui… dai siediti…"

La prese per la mano, la tirò giù.

"Allora? Bella divagazione… su confessati!"

"Le ho detto tutto di un fiato: Chiara, io sono innamorato di Tsui, da sempre. Lei ha Carlo, si amano. Io me ne sto tranquillo, in disparte. Lei sa, ci siamo chiariti l’anno scorso. Insiste col presentarmi amiche. Ma io sono contento così."

Silenzio.

Tsui, poteva stare a casa di Andrea per ore, senza aprire bocca. In fondo al lavoro non faceva che parlare.

Lo fissava. Andrea stava ad occhi bassi. Aspettava.

Tsui si scostò i capelli biondi dalla fronte e lo mirò:

"Sei uno stronzo… Ancora con questa storia?"

Andrea si inalberò, come se parlasse ad un cliente:

"Guardi, le posso garantire che funziona sempre! E’ un sistema infallibile!"

Scoppiarono a ridere. Come sempre.

"E la Chiara che ha detto, dopo la tua confessione?"

"Ti capisco!"

"Mi ha detto: ti capisco… sembrate molto uniti, quando siete insieme… era delusa ma non ha detto niente di più. Ha smesso di scavallare, però. Sono un grande attore, quasi piangevo…!"

"Non sei normale sai…?

"Cosa devo fare con te?

"Niente, hai già fatto troppo…"

Risero.

Tsui si alzò.

"Devo andare", disse.

Quando camminava per l’appartamento di Andrea, sembrava liquida. Scorreva in silenzio. Andava a memoria, sapeva tutto di quella casa.

Trovava tutto.

Entrò in camera, al buio. Andrea sentì l’armadio aprirsi.

"Prendo i pantaloni della tua ex… non posso uscire in mutande!"

"Fai pure, a me non servono" disse e si rimise il cappuccio.

 

Dirottamento del respiro

Pensò che ormai i giochi erano fatti. Pensò che, si, ci aveva provato… ma aveva fallito. Anche abbastanza rumorosamente.

Meglio non aspettarsi niente che troppo, pensò. In fondo la colpa era solo sua.

Non si faceva apprezzare. Era trattenuto. Le poche volte che si era aperto, non era andata come avrebbe voluto.

Ma lo avrebbe voluto davvero?

Non è mai il tempo per aprirsi, pensò. Di solito non si apriva nemmeno al respiro.

Ingoiava aria dalla bocca. Sopravviveva. La sputava fuori. Alla svelta.

Vita al minimo. Quello che serve.

Nessuna, prima, gli aveva spiegato che il respiro va trattenuto. Dentro. Che deve circolare.

Non si può fermare subito. Non si può buttare fuori quando ancora è in gola.

Va dirottato in tutto il corpo. Deve penetrare. Il respiro è sfuggente.

Bisogna costringerlo.

Come le balene.

Siamo noi a trattenerlo. A dirottarlo.

Verso i polmoni. Verso il cuore. 

Incompletezza (tsui-ngai) 

Lei salva lui… da un’altra… da tutte le altre…

a tra poco…

Piedi

Un divano. Un uomo. Una donna.

D: Te non sei felice, vero?

U: Non saprei. Di solito funziona così, nelle relazioni. Uno crede di essere felice, l’altro non lo è.

D: Ora ti faccio provare.

U: Cosa?

D: L’esserlo.

U: Felici?

D: Si.

U: E come fai?

D: Togliti le scarpe.  Ti voglio a piedi nudi.

U: Se vuoi…

D:  Mettili sopra. Vicini ai miei.

D: Toccali. Ora.

U: Sono freddi.

D: Appunto.

U: Io li ho sempre caldi.

D: Appunto.

U: Non vedo…

D: Renditi utile.

D: Renditi felice.