Lui

Salvo il fatto che lavoriamo insieme, io e il mio collega non abbiamo niente in comune. Lui è un onesto padre di famiglia. Io no. Lui  fa parte del consiglio della parrocchia. Io no. Lui ascolta "musica orecchiabile" tipo Vasco Rossi, un poeta, dice. Io no. Lui è convinto che i comunisti abbiano avuto il potere in Italia negli ultimi trenta anni. Io no. Lui legge un libro all’ anno in vacanza. Io no. Giura che i partigiani italiani abbiano ucciso decine di migliaia di connazionali nelle Foibe. L’ ha letto sul libro di Bruno Vespa, dice. Io sapevo che erano stati i partigiani di Tito. Il fine settimana lo passa a "rilassarsi". Io no.  Mi dice, "ti ci vedo a leggere sul divano qualche libro palloso, ascoltando musica classica". Io non ce lo vedo. Secondo lui Berlusconi ha le mani legate; altrimenti ce la potrebbe fare a risollevare l’ italia. Io non credo. Sentenzia che la grande distribuzione delle coop abbia rovinato i piccoli commercianti. Io no. I piccoli commercianti non me li posso permettere. Abolirebbe il giorno della memoria, perchè ormai se ne è parlato troppo. Io no. E’ talmente convinto delle sue idee, orgoglioso della sua ignoranza che accredita Vespa come storico di riferimento, che mi disarma. Non ho argomenti contro di lui. Sono io che ho torto. Che leggo troppi giornali. che non guardo il telegiornale di Fede. Sono un disfattista. Quando parliamo, nelle pause di lavoro, mi sembra di aver vissuto in un altro paese, di non aver capito niente. Vivo in una realtà trasmigrata, dove il mio padrone è in realtà un servo al servizio del mio benessere futuro. E non me ne accorgo.

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Elezioni /1

Tutte le volte che compro un paio di Hogan, mi regalano uno scheletro in miniatura da riporre nell’armadio… 

Sensibilità


Il clown aveva notato la donna molto spesso nei giorni precedenti. Sedeva sempre in prima fila e lo applaudiva con grande entusiasmo a ogni numero. Era molto bella.
Dopo averla vista all’ultimo spettacolo, salutando il pubblico, si era avvicinato porgendole un biglietto, dove la invitava a cena da lui. Aveva accettato con un sorriso.
La sera, suonando alla porta, la donna si era trovata davanti un uomo normale. Aveva chiesto dove fosse il clown. Sono io, aveva risposto l’uomo. Senza abiti di scena, aveva detto. Sono scomodi per cenare. La donna era entrata a malincuore nella casa. Sedettero sul divano, bevendo del vino. Scusami, aveva detto la donna, pensavo mi avessi invitato per uno spettacolo privato. Mi sento a disagio, non vorrei illuderti. Amo la tua arte, aveva detto.
Ho capito, aveva risposto, dammi un minuto. Ti mostrerò un numero che provo da anni e che non ho mai avuto il coraggio di fare davanti a nessuno. Solo un attimo.
La donna era entusiasta. Sono onorata, aveva detto.
Dopo alcuni minuti l’ uomo era rientrato nel soggiorno. Era truccato come se stesse per entrare in scena. Si era inchinato per salutare la signora e aveva posato al centro della stanza, uno sgabello. Aveva in mano una corda con un cappio all’estremo. Era salito sullo sgabello, e, passato la corda intorno al collo e annodatone l’estremo ad un gancio al soffitto, era saltato.
La donna scoppiò in un applauso. Bravo! Bravissimo!
L’uomo, si contorceva. Stava soffocando. Le mani e i piedi si muovevano come pieni di elettricità, la lingua iniziò a uscirgli fuori dalla bocca. La testa, appoggiata su di un lato, poco dopo, rimase immobile. Ultimi spasmi. Uomo morto. Clown morto.
La donna restò in silenzio per alcuni minuti, a osservare la figura che ciondolava dal soffitto. Poi disse: geniale, grandioso! Bravoo! E iniziò di nuovo applaudire. Continuò a farlo fino a che non uscì dall’appartamento del clown
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