Lezione di vita

Il crescendo è piano, il decrescendo è forte, quasi fortissimo…

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Ascoltare

Con la breve riflessione dal titolo "slave in genere, ungheresi in particolare" inizio la mia collaborazione su Millepiani… scriverò di musica per la sezione "ascolti". Un grazie di cuore ad Emilio.

Sogno fuori luogo

Ho sognato di comprare 96 piatti da dessert in porcellana bavarese ad un’asta…

non ho speranze… 

Avvertenze

Soffrire di effetto memoria: più provi a ricaricarti, più si accorcia la vita…

Triadi

Prodi (sulla vicenda Mastrogiacomo): "ringrazio D’Alema, il Sismi e Gino Strada"…

Agevolazioni

La mia città è stata invasa. Orde di rotatorie con tanto di odiosissime aiuole fiorite e zuccherosi lampioncini da austriafelix, mi stanno rendendo la vita automobilistica incredibilmente difficile.

Non ho più certezze. I vecchi semafori stanno via via scomparendo da ogni incrocio. Rosso, fermo. Verde, via libera. Era tutto così semplice, limpido. Bastava obbedire. Ora non più. “Snellisce le file, diminuisce drasticamente i tempi di transito di un incrocio“, dicono, parlando della maledetta rotonda. Dipende da chi ti trovi davanti dico io. Tutte le mattine, davanti a me, trovo persone che interpretano la rotonda come un incrocio da affrontare con la filosofia dell’esame di guida: si fermano, immettendosi nella rotatoria soltanto se all’orizzonte non c’è anima viva. Questo non succede mai, quindi tutti fermi dietro al coglione di turno che, con gli occhi terrorizzati, continua a scrutare da ambo i lati in attesa di un segnale divino di via libera. Mi hanno tolto anche l’ebbrezza dell’incrocio pericoloso, quello dove dovevi affacciarti con fare circospetto, pena essere travolto da un tir lussemburghese alla disperata ricerca della zona industriale. Girovago per la mia vecchia cittadina e non la riconosco più. Ogni via è un cantiere aperto in attesa della sua brava rotatoria.

La più grande, appena costruita, la trovo vicino al nuovo svincolo della superstrada che porta a Pisa e Livorno. Avevamo già due uscite. Non bastavano. Perché? Semplice: il nuovo, enorme, centro commerciale in costruzione (in Toscana si chiamano Ipercoop) aveva bisogno di una nuovo uscita.

Un Godzilla nuovo di zecca che ha resettato la zona in cui sono nato e cresciuto. Asfaltato il campetto di calcio dove tutti abbiamo giocato ( ne hanno costruiti due, più nuovi e più belli che pria, ma “più in là”), cementato stradine polverose che portavano alla ferrovia, nostro tirassegno preferito e linea di confine di aspre sassaiole con quelli che stavano oltre i binari. Il Comune parla di riqualificazione della zona, di agevolazioni per tutti i cittadini. Io vedo solo una onesta periferia, trasformata in un percorso da minigolf per auto, pieno di rotatorie e sensi unici, in cui se sbagli torni al punto di partenza come nel gioco dell’oca. La buca d’arrivo è l’Ipercoop. Lo svincolo in questione, comunque, era in progetto da anni. Due chilometri prima però: doveva sbucare nel vero centro cittadino. Doveva portare verso il centro storico, verso la stazione ferroviaria. Invece è stato spostato a 500 metri dall’ uscita già esistente della zona industriale perché a oltre due milioni di euro più annessi e connessi non si può dire di no. Sembra che le uniche “grandi opere” che vengano realizzate nella mia città siano quelle in funzione di un qualsiasi nascente centro commerciale. O dello stadio di calcio (guai a chi lo tocca). Tutto il resto è più o meno una merda. Ho deciso: scriverò alla direzione dell’Ipercoop per esporre il mio problema. Oltre a svariate e sempre più numerose rotatorie, per andare a casa dei miei genitori, sita in un frazione di Vinci, al di là dell’Arno, devo attraversare tutti i giorni un vecchio ponte, fatiscente, a due corsie. Nonostante le “agevolazioni”dei due comuni confinanti, arrivati al ponte, il nodo strettoio blocca tutto. Proporrò ai signori della Coop la costruzione di un grande Iper galleggiante, Un enorme centro per lo shopping sulle acque dell’Arno ex d’argento che si stagli a futura memoria come opera di riqualificazione di un fiume, trasformato (già mi immagino il comunicato) da “obsoleto portatore d’acqua a dispensatore di sogni e desideri”. Sono sicuro che mi agevoleranno allargandomi il ponte.

S/toppato

Dopo 41 partite e 7 tornei consecutivi, il divino Federer ha perso… era tanto improbabile quanto il fatto che io…

Adieu

Spero che incontri tempeste concettuali da cavalcare anche nell’aldilà… 

Bicchiere mezzo pieno

Sabato, la tangenziale ovest di Milano era deserta e illuminata da uno splendido sole estinguente.

Alla faccia dei comuni-luoghisti: "lo smog… il traffico… il cielo sempre grigio, la pioggia e la nebbia…"