Tutto d’un pezzo

Forte, quel telegiornale: per anni, durante il 25 aprile, complice l’assenza del nostro beneamato premier, aveva relegato la notizia delle celebrazioni al quarto o quinto posto, subito prima dello scippo alla "signoramaria". Oggi che il beneamato presenzia:  titoli e prima notiziona, inviati sul posto che spiegano nei dettagli le "eroiche battaglie partigiane", interviste ai sopravvissuti delle stragi nazifasciste e dichiarazioni monopartisan di tutto il ceto politico che in quei tempi di scelte durissime avrebbe sposato la causa dell’"armiamoci e partite". Evviva la festa della liberazione, evviva la libertà!

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Ora: Zero

Da ballardiano di vecchia data sono affranto. Il signore inglese che ha descritto e anticipato tutto quello che siamo e che diventeremo non c’è più. Ha predetto anche la sua morte, parlando della malattia che lo affliggeva da tempo nell’ultimo libro autobiografico"I miracoli della vita". Mentre scrivo queste note ho tra le mani il primo libro di James G. Ballard che comprai. Era il Natale del 1981 e già cercavo di frenare il tempo con l’aiuto dei libri. Insieme a qualche fumetto Marvel acquistai anche il numero natalizio di Urania. A quei tempi facevano uscire in concomitanza delle feste un volume con la copertina argentata, anziché la classica bianca, che riuniva più opere dello stesso scrittore. Una strenna a buon mercato per gli appassionati di fantascienza: Urania Natale. Lire 1500. La copertina riporta il contenuto: 1 romanzo e 10 racconti. I titoli: Ultime notizie dall’America e Ora zero. Proprio la nota in copertina relativa a quel racconto mi convinse all’acquisto: “i racconti di Ballard sono sempre sconvolgenti e traumatizzanti, ma quello che da il titolo alla raccolta qui inclusa potrà avere effetti ancora più drastici. Si consiglia quindi vivamente di leggerlo per ultimo onde non rischiare, dopo averlo letto, di non essere materialmente in grado di leggere gli altri.”

Mi fu impossibile resistere e corsi a casa per sprofondare dentro il mio primo inferno ballardiano.

Quel racconto freddo e spietato come l’inverno dell‘81, scritto in un modo semplice e classico, è un esempio magistrale di come Ballard analizzi e traduca i desideri malvagi che ognuno di noi ha.

Lessi velocemente il racconto e alla fine restai in silenzio guardandomi intorno. La mia camera, i libri, lo stereo con gli lp sparsi intorno, il poster di J. McEnroe che aveva da poco vinto il primo Wimbledon.

Pensai: e se questo tizio facesse sul serio? Morirò presto? Restai in attesa, poi capii che quello scrittore mi aveva fregato. Lo conoscevo da poco, e me l’aveva fatta. Ero la cavia ideale: giovane e deviato, pronto a vivere il futuro nel modo peggiore possibile.

Non starò a ricordare i tanti titoli di Ballard che valga la pena di leggere: tutti. Trovateli. Sparsi per tante case editrici, spesso mal tradotti, ma fondamentali.

A volte mi chiedono: “se potessi scegliere, come quale scrittore vorresti scrivere?” Chi mi conosce potrebbe dire Bernhard, o Celine magari. DeLillo anche. Sono felice di aver incrociato nella mia vita “il Voyage”, “Gelo” e “Rumore Bianco”, sarei stato molto peggio senza di loro. Moltissimo.

Ma a quella domanda risponderei: “ come Ballard…, vorrei scrivere come James Graham Ballard e ammazzarvi tutti!”

 

Incredibile ma vero

Al torneo di Montecarlo Roger Federer è stato sconfitto da un tennista svizzero…

Compleanno

Aprile è il mese più crudele, genera
Lillà dalla terra morta, mescola
Memoria e desiderio, stimola
Le sopite radici con la pioggia primaverile…

Evento franoso in atto

Nelle amicizie, salvo rare e per me (fortunatamente) preziosissime eccezioni, sono sempre lo sfruttato, il precario. Quello che dà. Usato come si usa un motore di ricerca o un consulente di coppia. Ho salvato matrimoni, trovato lavori, consigliato libri risultati "decisivi" (pessima definizione), film sconosciuti ("grande Andrea! grazie… è un cult…!") e musica fantastica ( diffidate da chiunque vi dica: "te che sei un esperto…") a gente che non lo meritava e che pensavo amici. Niente. Non mi è tornato niente. Soltanto il classico: "che fine hai fatto? Non ti fai mai sentire.." detto da qualcuno incontrato per caso dopo mesi di silenzio, che pensa all’attacco come miglior difesa. Da ora in poi mi farò pagare.