Dirottamento del respiro

Pensò che ormai i giochi erano fatti. Pensò che, si, ci aveva provato… ma aveva fallito. Anche abbastanza rumorosamente.

Meglio non aspettarsi niente che troppo, pensò. In fondo la colpa era solo sua.

Non si faceva apprezzare. Era trattenuto. Le poche volte che si era aperto, non era andata come avrebbe voluto.

Ma lo avrebbe voluto davvero?

Non è mai il tempo per aprirsi, pensò. Di solito non si apriva nemmeno al respiro.

Ingoiava aria dalla bocca. Sopravviveva. La sputava fuori. Alla svelta.

Vita al minimo. Quello che serve.

Nessuna, prima, gli aveva spiegato che il respiro va trattenuto. Dentro. Che deve circolare.

Non si può fermare subito. Non si può buttare fuori quando ancora è in gola.

Va dirottato in tutto il corpo. Deve penetrare. Il respiro è sfuggente.

Bisogna costringerlo.

Come le balene.

Siamo noi a trattenerlo. A dirottarlo.

Verso i polmoni. Verso il cuore. 

Annunci

3 pensieri su “

  1. Mi uccidi se te lo dico? Te lo dico va, e mi appello alla nostra amicizia decennale 🙂 : non ti sembra un po’ da “Va dove ti porta il cuore?”. Vita al minimo. Quello che serve. m’è piaciuto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...