Incompletezza  (tsui/ngai)

 

"E dai, aprimi!" disse Tsui. Era in piedi, davanti al portone.

Suonava il campanello di Andrea, senza risultato. Faceva molto freddo, e non era il massimo della vita, stare lì fuori, come una fidanzata delusa che parla da sola. Lei che fidanzata non era, poi.

Ne suonò un’ altro: "Pubblicità", disse al citofono. Le aprirono.

Salì le scale a due a due. Arrivò al pianerottolo di corsa… si accorse troppo tardi. Poco prima… la pulizia scale. Era bagnato. E scivoloso.

Si ritrovò col culo per terra, dolorante.

"Andrea aprimi, cazzo!" Urlò, dando un calcio alla base della porta.

Si attaccò alla maniglia per rialzarsi.

"Si è fatta male? Ah, è lei… disse la signora delle pulizie, scendendo dalle scale di servizio che davano sulla terrazza.

"No, no, grazie. Mi sono bagnata un po’, e basta." Continuò a suonare.

"Magari è fuori, il suo fidanzato" disse la signora, passandole accanto.

"Si fuori di testa… non siamo fidanzati, solo amici. E sono sicura che c’è: "Mi vuoi aprireee!"

La porta si scostò leggermente e mostrò il volto di un uomo. Aveva i capelli arruffati, occhiaie evidenti. Indossava una felpa con il cappuccio tirato su e un paio di jeans, semiabottonati davanti.

"Ciao…" fece e aprì la porta.

"Sempre squillante… eh? Dormivo… pessima notte…"

Tsui si fiondò in casa di Andrea, senza dire una parola. Chiuse la porta, gettò lo zainetto sul divano ed entrò in camera.

"Andrea, mi dai un asciugamano?" Si stava guardando allo specchio. Aveva i pantaloni bagnati. Aveva il culo bagnato. Si contorceva davanti allo specchio nel tentativo di guardarsi dietro.

" Tieni" disse Andrea. " Che è successo? Ho sentito un tonfo, pensavo fosse caduta la Marisa."

"Ero io, salivo di corsa da una testa di cazzo che non apre mai e sono scivolata…"

"Culata, vedo…"

Tsui tentò di asciugarsi. I suoi pantaloni militari si erano impregnati di acqua e detersivo per pavimenti. Gettò l’asciugamano sul letto e si accucciò con le spalle allo specchio.

"Vuoi che faccia io?

"Non ci pensare nemmeno."

"Intendevo provare ad asciugarli…"

"Erano nuovi" disse," me lo sentivo, che non dovevo comprarli. Non mi piacciono nemmeno… piacciono a Carlo, però."

Andrea stava appoggiato alla porta. La sbirciava da sotto la felpa. Aveva freddo, come sempre, al mattino.

Tsui restò accucciata con le spalle allo specchio. Lo faceva spesso: "Sembri un rapinatore con quel cappuccio… scopriti la faccia, non ci parlo con un naso… E poi, per favore, controlla… io non vedo" disse, "almeno me li tolgo, sono bagnati."

Andrea si avvicinò e, guardò se le spuntavano gli slip dai pantaloni. Era una cosa che Tsui odiava. Non sopportava che si vedessero le mutande, come diceva lei. Ormai era un’ abitudine.

"Si vedono… solo un po’. Il bordo, dai… appena. Sei fissata."

"Bene! Non provo nemmeno ad asciugarli allora. Te li lascio qua e li porti in lavanderia, visto che me li sono macchiati per colpa tua. Se li tolse e rimase in slip.

"Ti aspetto di là" disse Andrea, uscendo dalla camera. Prese i pantaloni. Andò in bagno a prendere l’asciugacapelli.

Tornò sul divano.

"A proposito, che sei venuta a fare?"

"Di solito, avverti… e se ci fosse stato qualcuno…? Una donna… magari…"

Accese l’asciugacapelli, puntandolo sui pantaloni

"Ma che fai!? Ma quale donna! Ti ho presentato tutte quelle che conosco e non sei riuscito a tenertene una… Fai peggio ad asciugarli…"

"Poi a dire il vero, certe, non te le sei nemmeno prese… Fai il prezioso!"

Andrea, girò appena la testa per rispondere, e vide arrivare il piede…

"A calci ti prenderei….!" Disse Tsui scavalcando lo schienale del divano.

"E stacca questo coso…"

Aveva le gambe lunghe, Tsui. Indossava delle calze di lana, grigia, che le arrivavano a metà coscia. Era rimasta così. Giubbotto di pelle, maglia a v, slip, calze. Vicino a lui.

"Che calze… farai la felicità di Carlo!"

"Macché, sono solo calzini. Poi di lana, come i tuoi, solo più lunghi… Niente pizzi da commessa…"

Chiunque fosse entrato ora in quell’appartamento, avrebbe visto un’ uomo, di circa quarantanni, con il cappuccio della felpa calato fino agli occhi, mezza patta aperta, che cercava di asciugare un paio di pantaloni con un "Turbophone professional", la cui proprietaria, una ragazza di quasi dieci anni più giovane e molto bella, se ne stava lì, come rassegnata, in attesa. Dei due, chiunque avrebbe invidiato l’uomo. E suggerito alla ragazza di trovarsi un bravo ragazzo.

Invece erano amici. Un’ uomo e una donna.

"Allora" esordì Tsui. "Ieri sera, mi ha telefonato Chiara…"

"Come sta?" chiese Andrea, già sapendo cosa aspettarsi.

"Sta bene solo al pensiero di non vederti più, mi ha detto. Mi ha pregato di avvertirla, nel caso io abbia intenzione di invitarvi a cena… insieme, dico. "

"Uso le sue parole: niente di personale, ma se c’è lui, io non vengo. Vedetevela voi. "

"Allora?"

"Vedersela… noi?"

"Ora."

"Ora mi spieghi cosa le hai fatto. Seriamente. Ho tutto il mattino, lavoro nel pomeriggio oggi."

" Ah si?" rispose Andrea, "Anche io sono in ufficio… magari ti chiamo… "

"Andreino, dai…! Cazzo hai fatto? Che hai detto a Chiara?"

"Ma niente, dai… Cosa vuoi che abbia fatto? Sono della vecchia scuola io… Abbiamo cenato in un ristorante marocchino… carissimo. Abbiamo fatto due passi in centro. Lei è veramente carina, gentile. Non capisco come possa essere stata lasciata ."

"Taglia…"

"Si…, insomma, un po’ pesante, è… parla solo lei, mi ha raccontato tutta la sua storia, tradimenti, telefonate… però dai… siamo stati bene…"

"Bene? Ma se non ti vuole più vedere?

"Esagerata…!"

2Tanto lo so… sai…?"

"Cosa…?"

"Avrai usato il solito argomento. Ormai è famoso."

"Senti, dopo aver fatto due passi, siamo venuti qua, abbiamo bevuto un po’, ci siamo lasciati andare…"

"Risparmiami i particolari…"

"Te li ho sempre risparmiati no?" disse Andrea togliendosi finalmente il cappuccio.

"Ci siamo lasciati andare, nel senso… lei soprattutto… si è sfogata… confessata…

ha iniziata a dirmi che sono una bella persona, non ho mai capito cosa volesse dire, ma ho apprezzato… che le piacerebbe frequentarmi, iniziare un qualcosa… chissà che tra di noi non scatti… ha detto. Io mi sono trattenuto. Sono pigro. Odio gli scatti… insomma, le ho detto che in fondo ci conoscevamo da pochissimo… e lei: "Ma io ti conosco da anni, dai racconti di Tsui…".

A proposito, ma te cosa vai a raccontare in giro le mie storie, sapeva persino della mia…

"Non deviare… mica è un racconto… che poi ti piace che parli di te…"

"Insomma, mi sono scocciato, dopo un po’… Forse era sincera, ma quel fare tutto mieloso, del tipo ti seduco in tre minuti… profumi… tacchi alti… questi occhi addosso… intriganti per forza… la sagra dello scavallamento…

Andrea guardò Tsui in faccia, diretto: "Si sono una palla d’uomo" disse.

Lei ascoltava, accanto. Immobile.

"Lo sai… ne abbiamo parlato tante volte…

"Mi ha fatto venire l’angoscia… mi sono visto già in viaggio per Ikea, le vacanze programmate, le cenette… l’ ho rifatto. Perdonami."

"Rifatto cosa?" Chiese, alzandosi in piedi. Era davanti ad Andrea, molto vicina.

"Belle mutande…" disse Andrea

" Agent Provocateur" rispose Tsui, " Un regalo di Carlo… francesi."

" Immaginavo, non hai un gran gusto tu… sei da mutandoni di cotone…"

"Io? Tu non capisci niente di moda… figuriamoci di biancheria intima femminile"

"In effetti ho smesso di regalarla da anni… lo trovo patetico.

"Carlo non è patetico…!"

" Non mi riferivo a lui… dai siediti…"

La prese per la mano, la tirò giù.

"Allora? Bella divagazione… su confessati!"

"Le ho detto tutto di un fiato: Chiara, io sono innamorato di Tsui, da sempre. Lei ha Carlo, si amano. Io me ne sto tranquillo, in disparte. Lei sa, ci siamo chiariti l’anno scorso. Insiste col presentarmi amiche. Ma io sono contento così."

Silenzio.

Tsui, poteva stare a casa di Andrea per ore, senza aprire bocca. In fondo al lavoro non faceva che parlare.

Lo fissava. Andrea stava ad occhi bassi. Aspettava.

Tsui si scostò i capelli biondi dalla fronte e lo mirò:

"Sei uno stronzo… Ancora con questa storia?"

Andrea si inalberò, come se parlasse ad un cliente:

"Guardi, le posso garantire che funziona sempre! E’ un sistema infallibile!"

Scoppiarono a ridere. Come sempre.

"E la Chiara che ha detto, dopo la tua confessione?"

"Ti capisco!"

"Mi ha detto: ti capisco… sembrate molto uniti, quando siete insieme… era delusa ma non ha detto niente di più. Ha smesso di scavallare, però. Sono un grande attore, quasi piangevo…!"

"Non sei normale sai…?

"Cosa devo fare con te?

"Niente, hai già fatto troppo…"

Risero.

Tsui si alzò.

"Devo andare", disse.

Quando camminava per l’appartamento di Andrea, sembrava liquida. Scorreva in silenzio. Andava a memoria, sapeva tutto di quella casa.

Trovava tutto.

Entrò in camera, al buio. Andrea sentì l’armadio aprirsi.

"Prendo i pantaloni della tua ex… non posso uscire in mutande!"

"Fai pure, a me non servono" disse e si rimise il cappuccio.

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10 pensieri su “

  1. è una bella storia, mi sembra di essere tornata indietro ai periodi dell’università. potresti scrivere per friends. baci saretta

  2. Intanto: dialoghi perfetti da Cletus me lo prendo e lo metto da parte. Grazie!
    Ennio, grazie anche a te. Mi è piaciuto il tuo su Ellittico. Non buttiamoci và…
    Sara: Fiends? No, scriviamo una fiction insieme con protagoniste le balene…
    and

  3. Ah ma tu sei Andrea Morelli! Allora ho letto anche altre cose tue su ellittico! Bravo di nuovo. Che piccolo è il mondo.
    (Ma non mi hai rivelato se e quanto il tuo racconto è autobiografico! :-))

  4. Si, dai, rispondi ad Ennio…
    Piacerebbe anche a me sapere quanto c’è di autobiografico nel racconto…
    🙂

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