Vacanze


“Partiamo lo stesso,  hanno garantito che ci sposteranno sull’altra costa, in un villaggio dove l’onda non è arrivata…


in fondo sono le nostre vacanze…”

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16 pensieri su “

  1. come si può definire ? Ostinazione ? Incoscienza ? Amore per il rischio ? Carenza di cose da raccontare ? Credo che il malessere di vivere a questo porta: girare costa come cambiare canale alla tele. Uno zapping geografico, e in culo a tutto il resto.

  2. Mi ricordano tanto gli emu che devono guadare il fiume con i coccodrilli che li aspettano per mangiarseli: sanno che qualcuno verrà sbranato, ma attraversano ugualmente il fiume..
    C’è solo una piccola differenza: questo non è istinto di sopravvivenza, ma chiusura mentale, bigottismo che viene indotto da una società in cui se non ti fai una vacanza di una settimana in un posto esotico allora significa che sei un diverso..magari lavori per un anno chiuso in un ufficio con uno stipendio da sfruttamento, però non ti devi perdere per nessun motivo la vacanza in Indonesia…continuiamo così….

    Cico

  3. Non capite proprio niente!!!
    Io sò il segreto di queste persone… in fondo in fondo vanno là per donare i loro aiuti e soldi al prossimo!

    ?!?!?!?!?!?!?!?!?!? 😥

  4. Eh? E perché mai? Cosa dovrebbe fare uno, cambiare programmi e andarsene a Cortina? Sono le loro vacanze, che le facciano dove vogliono. E non è questione di esotico o no. La Thailandia è un bel posto e lo tsunami è passato. Oppure dovrebbero fare come quei rincoglioniti che dopo l’11 settembre non hanno più preso un aereo?

  5. Ennio: non hai capito…
    non si tratta di non andare in vacanza per paura di un’altra onda. Si tratta di pietà, di andare a divertirsi, se uno ci riesce, a 10 km da migliaia di morti… Buon viaggio
    and

  6. Certo che alla fine questi stronzi sono quelli che sopravvivono sempre!!!
    Vedi Emilio Fede!!! Ma con tanta brava gente che c’era… ma proprio lui doveva salvarsi?!?!?!
    MArco

  7. Forse in fondo dovremo ringraziare ancora una volta il nostro amato Silvio: ci ha tolto tutti i soldi così non siamo potuti andare in vacanza in indoesia!!! Che presidente previdente!!!
    Grazie Silvio!
    MArco

  8. Basta accorgersi che non si era lì al momento del disastro, niente retorica, niente perbenismi, non ci si lava la coscienza andando in un altro posto, potrebbe essere un’idea quella di starsene a casa, farsi rimborsare il viaggio e donarlo ad emergency per esempio, noi possiamo sempre andare in vacanza in un altro momento, no?
    Giuseppina

  9. Perché scomodare i nostri connazionali che friggono per partire lo stesso verso il sud-est asiatico? Ho visto in alcuni filmati alcuni cosiddetti ”turisti” che erano già là, stesi al sole su qualche spiaggia vicina a quelle appena devastate dal mare fottersene totalmente di quello che era accaduto.
    Alcune persone sono impermeabili: stanno nella loro sfera asfittica fatta tutta di consumo e apparire e sono contenti così. La cattiveria – perché esiste ancora questa caratteristica umana, slegata da qualsiasi determinazione di classe o di gruppo – è anche questo.
    Comunque auguri a tutti.

  10. Non sono affatto d’accordo. Se è sbagliato il concetto di vacanza in concomitanza con una catastrofe naturale o causata dall’uomo, credo che la coscienza pulita ce l’abbiano in pochi. A quel punto andare proprio in Thailandia o in Perù è la stessa cosa perché si sta “ignorando” comunque una tragedia. Ora il punto semmai è: ma la si sta ignorando davvero? Certo che no, e non è così che si “partecipa” al dolore altrui, rinunciando alle vacanze. È ridicolo anche solo pensarlo. Quindi è tutta retorica. E della più stantia.
    Ah sì, buon anno.

  11. La cosa piu’ ridicola, a mio avviso, sono le interviste a quelle quattro facce abbronzate che, sane e salve, rientrano nei nostri areoporti. QUella gente, impaurita ma in piena salute, felice di essere ripresa, piagnucola in un microfono. NOn metto in dubbio la paura ma ora, sempre abbronzati e in piena salute, rientrano tutti a casa, tra l’affetto dei cari, degli amici, nel calore dei loro appartamenti/loft/ville. Con armadi pieni di vestiti, cene nel frigo e tante cose da raccontare. I nostri giornalisti, come segno di profondo rispetto per chi gia’ prima dello tsunami viveva in condizioni di miseria assoluta, dovrebbero porre fine a questa pagliacciata e focalizzare l’attenzione su gente che senza piu’ un tetto (di foglie di banano secche, ma pur sempre un tetto) sulla testa frugano tra le macerie alla ricerca di corpi, cibo ed acqua.
    Cmq ciao And. Sto bene. Un po’ scossa, come puoi immaginare. Il blog presto cambierà aspetto e saraà ricco di nuovi, anzi di contenuti, punto e basta:) Ti faro’ sapere quanto prima. Un abbraccio e tanti cari auguri! Kia.

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