Attesa/2


Davanti a me, ancora una volta, come negli ultimi giorni, Vittorio.


“Quanta fretta che aveva eh? Non ti ha nemmeno ringraziato, io sarei stato zitto… se ti fregasse il posto? Poi… professionista di che?


“Non hai sentito? Quello paga, lo faranno subito. Siamo noi che aspettiamo.”


Scrollò le spalle, Vittorio. Mi bastava ricordargli la nostra pochezza di convenzionati per zittirlo. Ogni volta.


Ci conoscemmo subito dopo le elezioni staordinarie del 2013 e poco prima della guerra civile che sarebbe iniziata, all’inizio del 2014. Per tentare di soffocare la drammatica crisi economica che aveva ridotto il Paese sul lastrico, erano state prese misure drastiche. Le regioni erano state sostituite da Presidi Militari che rispondevano solo a Roma. In quasi tutte le città del Centro, esclusa Roma, non esistevano più negozi di nessun tipo. Le provviste venivano distribuite da centri di smistamento gestiti da militari. Un uomo, una scheda.


Il Nord era frazionato, ma ancora sotto controllo. Ogni giorno arrivavano provviste dal Piemonte Francese. Il Governo cedeva pezzi del Paese in cambio di aiuti alimentari.


Il Sud era svuotato. Un’ esodo iniziato appena si erano sparse le voci. In questo marasma si era cominciato a sentir parlare dei Centri della Fine. Sembrava una leggenda metropolitana, del tipo: l’America ci ingloberà, saremo salvi… Era vero. La popolazione andava diminuita, diceva il Governo: “Nessuno acquista una regione sovrappopolata, dobbiamo sfoltire per salvare le nuove generazioni…” Le nuove generazioni per il Governo erano tutti quelli sotto i 30 anni. Tutti gli altri, ad esclusione dei militari e della polizia, erano sfoltibili.


Quando seppi che un centro era stato aperto nella mia città, andai subito. Ufficialmente si chiamavano Centri per il Recupero delle Risorse, ma tutti li chiamavano Centri della Fine.


“Ci sta pensando anche lei?” Ero davanti all’ingresso del centro e un ometto incredibilmente basso, mi rivolse la parola. Capitava di rado. Conobbi così, Vittorio. Parlando della morte.


“Volevo solo delle informazioni… sapere se…”


” Tutto vero”, rispose. ” Ma hanno dei problemi, là dentro…”


“In che senso?”


“Non sono veloci. Si aspettano giornate intere, in attesa dell’arrivo dei farmaci.”


“Farmaci?”


“E certo, cosa crede? Non le sparano mica in testa!” Una pillola e via…” Ma come al solito nella storia di questo Paese, niente funziona come dovrebbe. Ieri per esempio eravamo in trecento in attesa, sa quanti ne hanno… fatti?


“Non saprei, cinquanta, cento…”


“Bello vedere che esistono ancora gli ottimisti… Otto! Ne hanno fatti otto!”


“Eravamo imbestialiti, ci hanno risposto che erano arrivate solo otto pillole, capisce”?


“Come facciamo a morire? Tanto vale farci ammazzare andando al sud. Lì ormai girano solo mercenari. Stanno bonificando provincia per provincia, in attesa di sapere chi comprerà. Ho un amico militare… mi ha raccontato…”


“Ma… senta…”


“Dammi del tu, io mi chiamo Vittorio e tu?”


“Andrea”


“Vieni, entriamo. Poi ti spiego come iscriverti. Andiamo a vedere che aria tira oggi.”


Per tre mesi, io e Vittorio ci siamo dati appuntamento, davanti al centro, ma niente.


Ancora vivi. E il professionista invece…(continua…)


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11 pensieri su “

  1. mi ricorda un po’ “memorie di una sopravvissuta” di doris lessing… un futuro che è incubo!
    chiara

  2. non pensavo ad una possibile ispirazione… è solo questa sensazione di mancanza di speranza che ho provato leggendo te e quel romanzo! parole che mi hanno dato i brividi, soprattutto in questi giorni, con le immagini che arrivano dall’asia negli occhi …
    quindi sì, era un modo di dire bravo anche a te 😉
    chiara

  3. Grazie, Chiara. Avevo letto anni fa, qualcosa di lei, qualche racconto, mi sembra Racconti lndinesi o qualcosa del genere…
    and
    niente blog tu?

  4. Ciao Balene: sto continuando… arriverà.
    Giuseppina: grazie, era una cosa che avevo postato mesi fa qui, ma con l’occasione l’ho rivisto e migliorato… spero.
    and

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