Ora: Zero

Da ballardiano di vecchia data sono affranto. Il signore inglese che ha descritto e anticipato tutto quello che siamo e che diventeremo non c’è più. Ha predetto anche la sua morte, parlando della malattia che lo affliggeva da tempo nell’ultimo libro autobiografico"I miracoli della vita". Mentre scrivo queste note ho tra le mani il primo libro di James G. Ballard che comprai. Era il Natale del 1981 e già cercavo di frenare il tempo con l’aiuto dei libri. Insieme a qualche fumetto Marvel acquistai anche il numero natalizio di Urania. A quei tempi facevano uscire in concomitanza delle feste un volume con la copertina argentata, anziché la classica bianca, che riuniva più opere dello stesso scrittore. Una strenna a buon mercato per gli appassionati di fantascienza: Urania Natale. Lire 1500. La copertina riporta il contenuto: 1 romanzo e 10 racconti. I titoli: Ultime notizie dall’America e Ora zero. Proprio la nota in copertina relativa a quel racconto mi convinse all’acquisto: “i racconti di Ballard sono sempre sconvolgenti e traumatizzanti, ma quello che da il titolo alla raccolta qui inclusa potrà avere effetti ancora più drastici. Si consiglia quindi vivamente di leggerlo per ultimo onde non rischiare, dopo averlo letto, di non essere materialmente in grado di leggere gli altri.”

Mi fu impossibile resistere e corsi a casa per sprofondare dentro il mio primo inferno ballardiano.

Quel racconto freddo e spietato come l’inverno dell‘81, scritto in un modo semplice e classico, è un esempio magistrale di come Ballard analizzi e traduca i desideri malvagi che ognuno di noi ha.

Lessi velocemente il racconto e alla fine restai in silenzio guardandomi intorno. La mia camera, i libri, lo stereo con gli lp sparsi intorno, il poster di J. McEnroe che aveva da poco vinto il primo Wimbledon.

Pensai: e se questo tizio facesse sul serio? Morirò presto? Restai in attesa, poi capii che quello scrittore mi aveva fregato. Lo conoscevo da poco, e me l’aveva fatta. Ero la cavia ideale: giovane e deviato, pronto a vivere il futuro nel modo peggiore possibile.

Non starò a ricordare i tanti titoli di Ballard che valga la pena di leggere: tutti. Trovateli. Sparsi per tante case editrici, spesso mal tradotti, ma fondamentali.

A volte mi chiedono: “se potessi scegliere, come quale scrittore vorresti scrivere?” Chi mi conosce potrebbe dire Bernhard, o Celine magari. DeLillo anche. Sono felice di aver incrociato nella mia vita “il Voyage”, “Gelo” e “Rumore Bianco”, sarei stato molto peggio senza di loro. Moltissimo.

Ma a quella domanda risponderei: “ come Ballard…, vorrei scrivere come James Graham Ballard e ammazzarvi tutti!”

 

Incredibile ma vero

Al torneo di Montecarlo Roger Federer è stato sconfitto da un tennista svizzero…

Compleanno

Aprile è il mese più crudele, genera
Lillà dalla terra morta, mescola
Memoria e desiderio, stimola
Le sopite radici con la pioggia primaverile…

Evento franoso in atto

Nelle amicizie, salvo rare e per me (fortunatamente) preziosissime eccezioni, sono sempre lo sfruttato, il precario. Quello che dà. Usato come si usa un motore di ricerca o un consulente di coppia. Ho salvato matrimoni, trovato lavori, consigliato libri risultati "decisivi" (pessima definizione), film sconosciuti ("grande Andrea! grazie… è un cult…!") e musica fantastica ( diffidate da chiunque vi dica: "te che sei un esperto…") a gente che non lo meritava e che pensavo amici. Niente. Non mi è tornato niente. Soltanto il classico: "che fine hai fatto? Non ti fai mai sentire.." detto da qualcuno incontrato per caso dopo mesi di silenzio, che pensa all’attacco come miglior difesa. Da ora in poi mi farò pagare.

Garanzia

Se Dio esiste è uguale al Dottor Manhattan di Watchmen

Nel sonno

Un coro di voci bianche intona il terzo atto di "the Photographer" di Philip Glass. Io dirigo. Enormi altoparlanti al limite del collasso investono di onde sonore l’aria che solo io respiro. Modulazioni portate all’estremo. Il sogno è sempre uguale, commissionato da me stesso per l’io elettrico che non si è mai spento. Non ci sono variazioni, ma visioni diverse dello stesso momento.  Lo spartito è composto da una nota sola. Il pubblico non esiste. Mi sveglio e applaudo in silenzio.

Trentasettesimo consiglio

Se non raggiungete certi obiettivi date la colpa ad altri.

Principesco

Ancora  a proposito del "gusto" musicale, Quirino Principe sulle pagine di Classic Voice scrive parole decisive:

"Proprio in Italia, grazie alle note devastazioni avvenute nel campo dell’educazione alla musica, il crollo di conoscenza e di gusto musicale è rovinoso, e dove in altri paesi d’Occidente sono guasti e amarezze, qui sono distruzione e deserto…."

Ambient music

Spesso quando giro per i centri commerciali e per i negozi in genere mi chiedo come sarebbe piacevole e propositivo ai fini dell’acquisto, ascoltare della bella musica. Avere una colonna sonora per lo shopping,ecco. Entrare per comprare un paio di scarpe e sentire nel negozio del jazz ben suonato da Keith Jarrett, una melliflua e avvolgente musica elettronica di Brian Eno o le suite di Handel suonate da  Sviatoslav Richter. Acquistare un maglione sentendo Frank Sinatra accompagnato dall’orchestra di Count Basie o un Burt Bacharach d’annata, provocherebbe  certamente scelte di miglior stile. E come sarebbe apprezzato un centro commerciale che accogliesse i clienti con musiche diverse per ogni reparto: un Brandeburghese per la gastronomia, un’" Eine kleine" per la pasticceria, un Bolero per la profumeria. E certamente entrerei volentieri a comprare abbigliamento sportivo in uno spazio avvolto dalle tempeste elettriche dei Led Zeppelin o della Mahavisnhu Orchestra e sarei oltremodo felice di comprare hard disk portatili e schede grafiche con gli Iron Maiden o gli Adolescents come colonna sonora. Non tralasciando l’ultimo modello di Blackberry sull’onda del Miles Davis del periodo elettrico. Niente di tutto questo. Tutto troppo facile. Ovunque sfoghi il mio complesso maniaco-compulsivo del comprare, l’atto supremo della società moderna, resto ammorbato e violentato dolorosamente come fosse sempre la prima volta, da musiche, (ma non voglio chiamarle così) da rumori (neanche, i rumori sono bellissimi), da sciatti sfoghi di gente che o si chiama come un pittore italiano mezzo matto o come il cristallo dolce che si mette nel caffè.  A questa triste lista si aggiunge ultimamente una certa Giusy qualcosa, mi dicono di gran moda,  la quale accompagna ogni  mio pranzo nel self service che abitualmente frequento. Ho protestato con la direzione, chiedendo se per caso avessero qualcosa di Steve Reich: tanto per sentire qualcosa di più moderno. Mi hanno dato del nazista. 

50 anni di genio

Supermac e Superbrat, McJesus o The Genius; sempre e solo lui: John McEnroe. Auguri.