Nel sonno

Un coro di voci bianche intona il terzo atto di "the Photographer" di Philip Glass. Io dirigo. Enormi altoparlanti al limite del collasso investono di onde sonore l’aria che solo io respiro. Modulazioni portate all’estremo. Il sogno è sempre uguale, commissionato da me stesso per l’io elettrico che non si è mai spento. Non ci sono variazioni, ma visioni diverse dello stesso momento.  Lo spartito è composto da una nota sola. Il pubblico non esiste. Mi sveglio e applaudo in silenzio.

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