Al solito, noia

Federer ri-vince Wimbledon, ri-torna primo nel mondo e giornalistucoli calciofili lo definiscono il più grande, anche più di Lever(neanche sanno scrivere il nome giusto).

Chiunque ti chiede dove andrai in vacanza.

Amici ti confidano cose inutili spacciandole per tesori nascosti.

Muore Aldo G. Gargani e tutti pensano a Michael Jackson.

Fidanzate deluse cercano conforto nell’amico del deludente (che sarei io)

La schiena fa male.

Fortuna che ho comprato la Sigma Dp1. Lei mi restituisce i colori di questo mondo in scala di grigi.

Trentottesimo consiglio

Prima di coricarvi, ascoltate "Summa for strings" di Arvo Part. Ripetere per almeno tre volte.

Lacrime di Roger/2

Pur avendole tentate tutte per non vincere il Roland Garros, questa volta è andata bene.  Raggiunto Sampras a quota 14 dunque, con molte possibilità di fare meglio da parte di un giocatore ancora giovane e in ottime condizioni fisiche (lui vinse il quattordicesimo titolo a 31 anni). Storico ingresso nel sestetto dei giocatori che hanno vinto almeno una volta tutti e quattro i titoli. L’ultimo era stato giusto dieci anni fa Agassi che oggi ha consegnato la Coppa dei Moschettieri al vincitore. Larime di gioia, quindi.

Addio, Cole

In uno dei miei film preferiti, David Carradine interpreta Cole Younger, il bandito confederato che insieme ai fratelli James costituì una delle più temibili bande della storia del West. Ne "I cavalieri dalle lunghe ombre" (The long riders, 1980, regia di Walter Hill) Carradine è magnifico nell'interpretare un certo modo di essere fuorilegge e combattente devoto e inossidabile per una causa persa. La sua "ghigna" nel disprezzare i nordisti e gli ex amici che lo abbandonano dopo l'ultima rapina andata male è la ciliegia sulla torta di un film girato e recitato da maestri. Uno dei migliori western di sempre. I magnifici rallenti che omaggiano il genio di Peckinpah e il suo Mucchio Selvaggio, ( ampiamente copiati da John Woo, anni dopo) immortalano una delle più grandi facce del cinema americano. Famoso per la serie tv diventata un culto, "Kung fu" e per essere il perfido Bill nei due episodi di Kill Bill di Tarantino, Carradine ha lavorato con Scorsese e Bergman. Ricordiamolo così: al galoppo verso la sconfitta.

Sorpresona

Da circa cinque minuti Rafael Nadal non è più il padrone del Roland Garros. Non aveva mai perso in questo torneo. Oggi si. (R. Soderling def  R. Nadal 6-2, 6/7, 6-4, 7-6)

Benjamin per tutti

Gli emblemi ritornano come merci.

La tradizione degli oppressi ci insegna che "lo stato di emergenza" in cui viviamo è la regola.

C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle , mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.

Rassegna stampa

Molto dispiaciuto della vicenda Gasquet, mi avvicino al chiosco dei giornali per rendermi conto delle mazzate che il povero "braccio d’oro" francese riceverà da certo giornalismo sportivo finto, fintissimo-bacchettone. Compro due quotidiani nazionali, quello dove pubblica il vecchio "scriba" del tennis, la Stampa dell’ottimo Semeraro e la Gazzetta. Entro al bar e occupo un tavolo, gettandoci sopra le chiavi dell’auto e i giornali. Vado a ordinare qualcosa da mangiare. Fatto l’ordine alla ragazza  dietro il banco, torno al tavolo: la Gazzetta è sparita. Mi guardo intorno e vedo un signore due tavoli oltre il mio che pranza beatamente, sfogliando  e sgualcendo il mio non più intonso giornale. "Scusi", faccio…" il giornale è mio… l’avevo lasciato su quel tavolo…"

Mi guarda a malapena: "il giornale è di tutti, ora lo leggo, poi glielo passo…" e riprende a mangiare. Immagino pensi che sia il quotidiano del bar, anche se, ripiegato insieme ad altri due giornali e con cose personali deposte "sopra" a mò di guardia, qualche dubbio sulla proprietà avrebbe dovuto sortirlo. Insisto:

"Volevo dire: il giornale è mio, nel senso che l’ho comprato poco fa in edicola, non è del bar, e gradirei leggerlo ora…"

"E allora…! esclama… "neanche un attimo… tenga, tenga…", mi risponde scocciato come se subisse un abuso. Alza il piatto e spinge via il quotidiano già deflorato da recenti schizzi di ragù. "Credevo ne leggesse uno alla volta", sibila alle  mie spalle mentre vado verso il tavolo. Tutto il bar pensa che io sia "lo" stronzo.

Location

Come da copione presidenziale anche il divorzio si terrà in Abruzzo…

Tutto d’un pezzo

Forte, quel telegiornale: per anni, durante il 25 aprile, complice l’assenza del nostro beneamato premier, aveva relegato la notizia delle celebrazioni al quarto o quinto posto, subito prima dello scippo alla "signoramaria". Oggi che il beneamato presenzia:  titoli e prima notiziona, inviati sul posto che spiegano nei dettagli le "eroiche battaglie partigiane", interviste ai sopravvissuti delle stragi nazifasciste e dichiarazioni monopartisan di tutto il ceto politico che in quei tempi di scelte durissime avrebbe sposato la causa dell’"armiamoci e partite". Evviva la festa della liberazione, evviva la libertà!

Ora: Zero

Da ballardiano di vecchia data sono affranto. Il signore inglese che ha descritto e anticipato tutto quello che siamo e che diventeremo non c’è più. Ha predetto anche la sua morte, parlando della malattia che lo affliggeva da tempo nell’ultimo libro autobiografico"I miracoli della vita". Mentre scrivo queste note ho tra le mani il primo libro di James G. Ballard che comprai. Era il Natale del 1981 e già cercavo di frenare il tempo con l’aiuto dei libri. Insieme a qualche fumetto Marvel acquistai anche il numero natalizio di Urania. A quei tempi facevano uscire in concomitanza delle feste un volume con la copertina argentata, anziché la classica bianca, che riuniva più opere dello stesso scrittore. Una strenna a buon mercato per gli appassionati di fantascienza: Urania Natale. Lire 1500. La copertina riporta il contenuto: 1 romanzo e 10 racconti. I titoli: Ultime notizie dall’America e Ora zero. Proprio la nota in copertina relativa a quel racconto mi convinse all’acquisto: “i racconti di Ballard sono sempre sconvolgenti e traumatizzanti, ma quello che da il titolo alla raccolta qui inclusa potrà avere effetti ancora più drastici. Si consiglia quindi vivamente di leggerlo per ultimo onde non rischiare, dopo averlo letto, di non essere materialmente in grado di leggere gli altri.”

Mi fu impossibile resistere e corsi a casa per sprofondare dentro il mio primo inferno ballardiano.

Quel racconto freddo e spietato come l’inverno dell‘81, scritto in un modo semplice e classico, è un esempio magistrale di come Ballard analizzi e traduca i desideri malvagi che ognuno di noi ha.

Lessi velocemente il racconto e alla fine restai in silenzio guardandomi intorno. La mia camera, i libri, lo stereo con gli lp sparsi intorno, il poster di J. McEnroe che aveva da poco vinto il primo Wimbledon.

Pensai: e se questo tizio facesse sul serio? Morirò presto? Restai in attesa, poi capii che quello scrittore mi aveva fregato. Lo conoscevo da poco, e me l’aveva fatta. Ero la cavia ideale: giovane e deviato, pronto a vivere il futuro nel modo peggiore possibile.

Non starò a ricordare i tanti titoli di Ballard che valga la pena di leggere: tutti. Trovateli. Sparsi per tante case editrici, spesso mal tradotti, ma fondamentali.

A volte mi chiedono: “se potessi scegliere, come quale scrittore vorresti scrivere?” Chi mi conosce potrebbe dire Bernhard, o Celine magari. DeLillo anche. Sono felice di aver incrociato nella mia vita “il Voyage”, “Gelo” e “Rumore Bianco”, sarei stato molto peggio senza di loro. Moltissimo.

Ma a quella domanda risponderei: “ come Ballard…, vorrei scrivere come James Graham Ballard e ammazzarvi tutti!”