Sinistri presagi

A vedere il (dicono gli sprovveduti) più forte giocatore di tutti i tempi e detentore di Wimbledon, andare sotto di due set contro un modesto mancino colombiano, nel primo turno del torneo londinese, mi sono chiesto quanto avrebbe vinto gareggiando a cavallo tra gli anni '70 e gli '80, quando tre dei primi cinque del mondo impugnavano la racchetta con la sinistra. Molto meno, dico io…

Finale di partita a Parigi

Tanta è stata l'emozione e la sorpresa per la vittoria insperata e storica di Francesca Schiavone, quanto è stato scontato e senza sorprese il ritorno alla vittoria per Rafael Nadal. Lo spagnolo, indiscutibilmente il giocatore di terra battuta più forte di tutti i tempi, non ha avversari, almeno per ora. Speriamo nel futuro e nel ritorno alle gare di Del Potro.
 
E ora che erba sia…

Corsi, ricorsi e leonesse

Come nella migliore tradizione della ben nota "realtà romanzesca" (Clerici docet) il Roland Garros di quest'anno, giunto alla seconda, decisiva settimana, si scrolla di dosso la noia di una finale già annunciata grazie al solito, enorme, Robin Soderling. Il bestione svedese interrompe una striscia impressionante di 23 semifinali consecutive da parte dello svizzero: doveva succedere prima o poi. I due finalisti dell'anno scorso hanno giocato quattro set di grande livello tecnico e lo svedese ha praticamente ripetuto la performance straripante dell'anno passato, quando cambiò i connotati (tennistici) a Nadal. Un Federer buono ma alla fine impotente esce dal torneo per mano di chi glielo aveva fatto vincere l'anno scorso.

 Ancora più irreale e fiabesca la zampata della "leonessa" Francesca Schiavone che entra dopo 56 anni nelle prime quattro di Parigi. Grande partita e lezione di tennis alla pastorotta Wozniacki (n.3 del mondo), già provata dalla dura lotta nel turno precedente con Flavia Pennetta. Entrambe la prossima settimana saranno tra le prime dieci del mondo.

Libro dell'anno

Per chi ancora non lo sapesse, segnalo l'uscita (finalmente!) in Italia di Europe Central di William T. Vollmann. Librone immenso e definitivo sulla storia della guerra tra le due più grandi dittature della prima metà del '900, la Germania di Hitler e l'Unione Sovietica di Stalin e già National Book Award nel 2005, certifica definitivamente la grandezza di uno dei migliori scrittori viventi.

Quasi un consiglio

Non che voglia imporre niente a qualcuno, figuriamoci. Del resto scrivo sempre consigli inutili e questo, essendo un quasi consiglio, lo è ancor di più. Non andate, quindi, a vedere l'ultimo film di Silvio Soldini, "Cosa voglio di più". Una Milano fotografata male e poco (città così bella che basterebbe veramente poco per renderne il fascino) fa da sfondo ad una storia di coppie e di tradimenti. Un lui cameriere di catering interpretato da P.Favino, l'attore più monocorde che abbia mai visto, uno che farebbe sembrare Chuck Norris un maestro di sfumature, incontra lo stereotipo dell'impiegatina repressa con marito bravo ragazzo dalle mani d'oro, chiaramente insoddisfatta. La soddisfa più e più volte ( tengo a precisare: sempre nella stessa posizione), si innamorano, vorrebbero e non vorrebbero, si lasciano e si riprendono e hanno hobbies tristissimi per cui non dimostrano quasi nessun talento. Lei segue un corsettino di pittura insieme ad alcuni pensionati, lui fa il sub in piscina, esplorando le infinite piastrelle del fondale (e la moglie porta anche la povera figlioletta a vederlo!). Si incontrano in un motel a ore e l'unica volta che escono insieme vanno a ballare il latino- americano. La moglie di lui si accorge presto delle corna, butta il marito fuori di casa, per poi riaccoglierlo grazie all'intervento del padre che da "uomo a uomo" convince il Favino a rientrare in casa, al mattino, con un sacchetto di cornetti caldi per la colazione ( che sarebbe anche una signora gaffe, se fosse voluta). Il marito dell'impiegata, interpretata da Alba Rohrwacher ( vista in Io sono L'amore, quello si che rendeva giustizia a Milano!!), un povero Battiston che cerca in tutti i modi di dare un carattere al tristissimo cornuto che ripara tutto, proprio non ne vuole sapere di accorgersi delle ripetute scappatelle della compagna e spera sempre di metterla incinta col pensiero. Il tutto condito da una serie di altre figure tristi e vuote che vanno oltre la realtà. Gli amici, i parenti che circondano i protagonisti sono quanto di più trito e meno definito si possa trovare in uno scritto cinematografico. Si salva solo la zia di lei, accanita fumatrice che parla solo in dialietto meneghino. D'accordo voler fotografare una realtà metropolitana che degenera e appiattisce i rapporti umani, ma un pò meno stereotipi da fiction in prima serata estiva, avrebbero aiutato soprattutto gli spettatori, costretti a sorbirsi oltre due ore di luoghi comuni. Finalino lowcost con weekend d'amore in Tunisia (tristezza infinita!) e chiusura sullo sguardo vuoto della protagonista che fugge senza salutare. Da salvare il corpo nudo della Rohrwacher e gli attimi tra una scena e l'altra in cui lo schermo resta buio.

L’aria che tira (così fan tutti)

“ Nel settore della previdenza sociale siamo all’auto da fé… E che vuol dire auto da fé? Che ognuno fa per se stesso…(applauso)

“Stimo i tennisti di oggi… ma i miei idoli sono Antonio(!) Pietrangeli e Lea Pericoli”

“Credo che il partito si deve riorganizzare..”

“C’è bisogna di gente che spera nel futuro…”

“ Un libro da consigliare… spero che tutti lo leggono…”

“ Faremo accordi commerciali con l’Unione Sovietica…”

“Il tricolore identifica un sentimento di cinquanta anni fa…”

“Sono convinto che si deve rispondere con forza a queste accuse…”

“ Ho annunciato le mie dimissioni, ma immagino che il presidente non le ha accettate…”

“Ma quante volte si debbano ripetere le stesse cose…!”

“ Non credete che non vi ascolto…”

"Insomma… dove vuole andare a parare? no… io non voglio stare a parare…"

Mode

Nel suo ultimo film," L’uomo nell’ombra" (the Ghost Writer), Roman Polanski, definisce con un battuta quello che schiere di politologi e giornalisti non hanno capito della situazione politica di certi paesi europei, compreso l’Italia. Nella scena iniziale, in cui allo scrittore (interpretato da Ewan McGregor) viene offerto di lavorare all’ autobiografia dell’ex Primo Ministro Adam Lang (Pierce Brosnan), lui risponde: " Non mi occupo di politica" e il suo agente: "beh, hai votato no? Certo", risponde McGregor, "tutti hanno votato per lui, non era un politico, era una moda."

Occhio dominante

"La migliore formazione mai messa in campo da una televisione al servizio del tennis". Questa frase di Rino Tommasi, rimanda al quartetto storico di telecronisti che per anni ha commentato il tennis su Tele+ e Sky: lui stesso in coppia con Clerici e Ubaldo Scanagatta con Robertino Lombardi. Oggi apprendo dal sito Ubitennis che Robertino Lombardi è morto. Ottimo tennista, n.6 d'Italia, subito dietro al gruppo storico della Coppa Davis, grande allenatore e tecnico della Fit (uno dei pochi, veri) e infine telecronista tra i più tecnicamente illuminati. Con le sue conoscenze scientifiche (una laurea in matematica), aveva applicato alla teoria del tennis, la biomeccanica e altre discipline "oscure" che mai un mero appassionato del gioco avrebbe associato al nostro gioco. Ha combattuto sino alla fine contro la Sla che gli ha impedito di commentare ancora una volta Wimbledon. Solo lui sapeva riconoscere al volo quale era l'occhio dominante di un tennista. Resterà un suo segreto.

Quarantesimo consiglio

In "Nemici pubblici", carteggio tra Michel Houellebecq e Bernard-Henry Levy, leggete soltanto le lettere del primo.

Escalation

"Non sognavo più lei ma sognavo suo marito, adolescente. Ero suo amico e lo dissuadevo dal corteggiarla…

la difesa di un futuro che non sarebbe mai stato…"