Quasi un consiglio

Non che voglia imporre niente a qualcuno, figuriamoci. Del resto scrivo sempre consigli inutili e questo, essendo un quasi consiglio, lo è ancor di più. Non andate, quindi, a vedere l'ultimo film di Silvio Soldini, "Cosa voglio di più". Una Milano fotografata male e poco (città così bella che basterebbe veramente poco per renderne il fascino) fa da sfondo ad una storia di coppie e di tradimenti. Un lui cameriere di catering interpretato da P.Favino, l'attore più monocorde che abbia mai visto, uno che farebbe sembrare Chuck Norris un maestro di sfumature, incontra lo stereotipo dell'impiegatina repressa con marito bravo ragazzo dalle mani d'oro, chiaramente insoddisfatta. La soddisfa più e più volte ( tengo a precisare: sempre nella stessa posizione), si innamorano, vorrebbero e non vorrebbero, si lasciano e si riprendono e hanno hobbies tristissimi per cui non dimostrano quasi nessun talento. Lei segue un corsettino di pittura insieme ad alcuni pensionati, lui fa il sub in piscina, esplorando le infinite piastrelle del fondale (e la moglie porta anche la povera figlioletta a vederlo!). Si incontrano in un motel a ore e l'unica volta che escono insieme vanno a ballare il latino- americano. La moglie di lui si accorge presto delle corna, butta il marito fuori di casa, per poi riaccoglierlo grazie all'intervento del padre che da "uomo a uomo" convince il Favino a rientrare in casa, al mattino, con un sacchetto di cornetti caldi per la colazione ( che sarebbe anche una signora gaffe, se fosse voluta). Il marito dell'impiegata, interpretata da Alba Rohrwacher ( vista in Io sono L'amore, quello si che rendeva giustizia a Milano!!), un povero Battiston che cerca in tutti i modi di dare un carattere al tristissimo cornuto che ripara tutto, proprio non ne vuole sapere di accorgersi delle ripetute scappatelle della compagna e spera sempre di metterla incinta col pensiero. Il tutto condito da una serie di altre figure tristi e vuote che vanno oltre la realtà. Gli amici, i parenti che circondano i protagonisti sono quanto di più trito e meno definito si possa trovare in uno scritto cinematografico. Si salva solo la zia di lei, accanita fumatrice che parla solo in dialietto meneghino. D'accordo voler fotografare una realtà metropolitana che degenera e appiattisce i rapporti umani, ma un pò meno stereotipi da fiction in prima serata estiva, avrebbero aiutato soprattutto gli spettatori, costretti a sorbirsi oltre due ore di luoghi comuni. Finalino lowcost con weekend d'amore in Tunisia (tristezza infinita!) e chiusura sullo sguardo vuoto della protagonista che fugge senza salutare. Da salvare il corpo nudo della Rohrwacher e gli attimi tra una scena e l'altra in cui lo schermo resta buio.

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6 pensieri su “

  1. Grazie al grande milanese…;) i complimenti sono ampiamente meritati. E' un vero peccato che Milano non sia usata di più e meglio dai cineasti nostrani… ne trarrebbero vantaggi a ogni inquadratura…

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