Me lo immagino già, il povero Andy Murray, seduto nella sua poltrona preferita, sulla veranda del suo cottage in Scozia. Attorniato dai nipoti che gli chiederanno di raccontare della finale di Wimbledon disputata contro Roger Federer., anni prima. Si accenderà la pipa e racconterà di aver vinto il primo set e quasi vicino a vincere il secondo, scuotendo la testa dirà: ” ho continuato a lottare ma Roger è salito in quella zona che pochi altri hanno percorso nel tennis… sono stato vicino ma non è bastato…”
Spero che Andy Murray, anche tra tanti anni, prenda con spirito, la sconfitta di domenica, e non faccia come i due protagonisti del romanzo di Bernhard che, compagni di studio di Glenn Gould, smetteranno di suonare il pianoforte consci dell’impossibilità di raggiungere le vette del canadese. Il destino avrà poca pietas per loro e mi auguro vivamente che Andy abbia miglior futuro. In fondo loro avevano Gould, lui ha solo Federer.

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