4 pensieri su “

  1. come un omaggio ad Elias canetti

    La pena, come Kafka insegna, non è la pena, ma il processo. Non c’è dunque alternativa tra una pena unica ed enorme e tante piccole ed infide, ma, più precisamente, tra un processo con condanna e un processo la cui condanna è già pronunciata all’inizio del ‘procedimento’. Precisamente, ‘l’essere in pena’ è per Kirkiegaard ciò che è il ‘processo’ per Kafka. Con questa differenza: my castle, per Kafka, è semplicemente iraggiungibile, cioè: anche il castello della pena è inespugnabile: si sta, tutti, sull’uscio della porta che conduce alla salvezza senza capire che è, da sempre, sempre aperta.

    emilio/millepiani

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