L’altra stanza

"Se fossi in lei, Andrea, farei un controllo più approfondito. Perché rischiare? Con le nuove tecnologie di analisi, avrà la risposta in tre giorni. Guardi, la mando nel nuovo centro, inaugurato il mese scorso. E’ all’avanguardia, specializzato proprio nella cura delle emicranie acute. Intendiamoci, sempre che le analisi che faranno, lo dimostrino eh? Non voglio certo allarmarla, potrebbe benissimo essere una patologia dovuta ad un forte stato di stress.

Questa è la richiesta, ci vada domani mattina presto, farò qualche telefonata per metterla nei primi posti della lista. Ci rivedremo quando avrà i risultati delle analisi, arrivederci."

"Arrivederci e grazie, dottore."

Un medico qualunque, per un qualunque mal di testa, ti scaraventa, così, in tre minuti di dialogo, in un groviglio di analisi da fare, paure da scacciare, giorni mancanti da contare. Un professionista. Talmente pieno di certezze da trasformare il dubbio in verità.

Il nuovo Ospedale, Centro di analisi avanzate e cura del dolore, Polo universitario, è un enorme complesso appena fuori città. Tre enormi torri, collegate tra loro da una infinita serie di corridoi sopraelevati e coperti.

Prima torre: Ospedale.

Seconda torre: Centro analisi e cura del dolore.

Terza torre: Polo universitario

Piano terra: pronto soccorso, reception, sale attesa.

Arrivo, alle 8, entro nel piazzale del parcheggio, mi fermo e chiedo al custode:

"Buongiorno, devo fare delle analisi, posso parcheggiare? Devo pagare a lei?"

"Non può parcheggiare, signore. I posti sono riservati al personale. E’ mica un medico lei?

"No… devo fare delle…"

" Parcheggio sotterraneo, prego. Di là, segua il cartello."

Mi avvio verso il tunnel che porta al sotterraneo, noto che il piazzale è quasi completamente deserto. E’ talmente enorme, questo parcheggio, penso, che sembra sempre vuoto.

Entro, percorro qualche centinaio di metri e vedendo, molti posti liberi, ne scelgo uno e mi fermo. Scendo, chiudo l’auto e  sento una voce all’altoparlante:

"Signore, utente giornaliero o ricovero?"

Mi guardo intorno, non vedo nessuno. Sono solo.

"Dico a lei, signore, con la Punto blu. Utente giornaliero o ricovero? Parli pure, la sento."

"Utente giornaliero, devo fare delle analisi" dico, non molto convinto.

" Parli più forte, prego."

"Utente giornaliero, devo fare delle analisi". Urlo, quasi.

"Deve spostare l’auto. Ha parcheggiato in striscia gialla. Striscia gialla, ricovero, striscia blu, utente giornaliero. I posti auto con striscia blu iniziano dal settore 10, fino al 20. Dall’1 al 10 striscia gialla. Sposti l’auto prego e poi si rechi alla reception per l’accettazione."

Salgo in macchina e mi sposto verso il settore 11, seguendo le indicazioni dei cartelli. Finalmente trovo il mio parcheggio, scendo e mi incammino verso l’ascensore che mi porterà alla reception.

Arrivo all’ingresso degli ascensori e mi viene incontro una guardia privata.

"Buongiorno, utente giornaliero o ricovero?"

"Salve", rispondo. "Utente giornaliero, devo fare delle analisi" dico, scandendo bene le parole.

" Gli ascensori sono riservati ai ricoveri, per la reception di là. Le scale, di là."

Un po’ di moto non fa mai male, ma sono chiaramente a digiuno e sento arrivare il mal di testa che mi tormenta da giorni.

Arrivo alla reception, e sono contento di vedere che non c’è fila. Solo un piccolo assembramento di addetti alle pulizie e qualche infermiere che parlottano, bevendo del caffè.

Mi avvicino al bancone e una infermiera molto carina mi chiede:

"Utente giornaliero o ricovero?"

Sorrido e dico:

" E’ una specie di parola d’ordine? Me lo chiedono tutti, sempre allo stesso modo…"

Mi guarda storto e risponde: "E’ la prassi, signore."

"Utente giornaliero, devo fare delle analisi."

"La sua richiesta?"

"Eccola, devo fare delle analisi alla testa, per l’emicrania."

"Vedo, vedo. Dove le deve fare?"

"Qua, perché?" Dico, stupito.

"Questo lo so, signore. Ma il suo medico ha dimenticato di specificare nella sua richiesta se le analisi deve farle al reparto dell’Ospedale, al Centro analisi o al Polo universitario."

"Cambia qualcosa?"

"No, dispongono degli stessi macchinari, ma all’Ospedale vengono eseguiti esami solo ai pazienti ricoverati, al Centro analisi solo a pazienti inseriti in lista di attesa con domanda anticipata del medico curante, al Polo solo a pazienti affetti da malattie particolari e rare."

"Io dovrei essere in lista di attesa, il mio medico mi ha detto ieri che avrebbe telefonato per l’iscrizione."

"Non accettiamo iscrizioni per telefono, solo e-mail o fax. Lei non è in lista."

"Allora cosa devo fare? Tornare un altro giorno?"

"No, le faccio un pass che vale per i tre reparti di analisi. Ne sceglie uno, a suo piacimento, si mette in coda e attende la chiamata. Può anche andare in tutti e tre e vedere dove ci sono meno pazienti che aspettano."

"Farò così, grazie, molto gentile."

"Ecco il suo pass. Con questo può accedere ai vari settori. Lo presenti all’infermiera del reparto che sceglierà, per farsi mettere nella lista di attesa e avere il suoi numero."

"Grazie ancora."

Prendo il pass, faccio per staccarmi dal bancone ma l’infermiera mi richiama:

"Signoree!"

"Si?"

"Sono 74 euro e 50 centesimi"

" Ah! Pensavo che con la richiesta del medico, avessi diritto all’esame senza pagare."

"In teoria si, ma solo se lei fosse stato in lista. E come le dicevo, lei non c’è."

"Eppure mi aveva garantito che avrebbe telefonato…"

"Magari lo ha fatto, ma sa… le nuove normative."

"Nuove?"

"Si, da oggi. Solo e-mail o fax."

"E già. Che fortuna."

" 70 per le analisi e 4 e 50 per il parcheggio, che paga qua. Le diamo un gettone omaggio da usare nei buffet automatici che troverà ai vari piani."

Dopo aver pagato, col mio gettone e il pass in tasca, mi avvio verso l’ascensore che porta al piano mezzano, da cui partono gli ascensori per le tre torri.

Sembra più un montacarichi tanto è grande, credo in funzione del trasporto dei ricoverati.

Il piano mezzano è deserto, gli ascensori sono tutti occupati, però.

Ne arriva uno dopo un quarto d ‘ora di attesa. Ne esce un gruppo di infermieri. Due di loro spingono altrettante sedie a rotelle. Vuote.

Tento la sorte e decido di prendere l’ascensore che mi porta nella torre n.1, l’ospedale… (continua…)

 

 

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9 pensieri su “

  1. naturalmente è un racconto magistralmente scritto da and e non devo preoccuparmi affatto. vero che non devo preoccuparmi? vero? ehi rispondi mi sale l’ansia, anddddddddd. sara

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