Realtà romanzesca


Arrivo sotto casa di Ale. Spengo il motore, scendo, suono il campanello. Si affaccia. Mi saluta. E’ domenica mattina: due chiacchere, caffè, giornale. Impressioni sulla settimana trascorsa: letture, film visti, lavoro. Ci influenziamo e consigliamo a vicenda.


E’ una bella giornata, fa caldo. Facciamo due passi a piedi. Passa un’auto. L’uomo che la guida lo conosciamo. E’ Piero. Non lo vediamo da mesi. Gli faccio un cenno. Accosta, senza scendere. Ci avviciniamo:


“Lo riconosci questo tipo?” dico ad Ale.


“Lui si, la macchina no.” Risponde, gelido. Piero fa finta di niente. Saluta a mezzavoce:


“Ciao Andrea… Ale…”


Sul sedile accanto, c’è un bambino, imbragato nel seggiolino.


“Finalmente riesco a vedere tuo figlio o figlia! Non so nemmeno se è maschio o femmina. Anzi nemmeno ti sei degnato di farci sapere quando è nato. Anche Cristina ci è rimasta male. Dimenticati i vecchi amici eh?” Dico.


“E’ un maschio, è nato ad Agosto.” Risponde Piero. “Ma te lo avevo detto no? Come non te lo avevo detto? Sicuro?” Arranca.


“Sicuro, Piero. L’ultima volta che ci siamo visti, al tennis, mi hai detto che saresti diventato babbo. Un anno fa circa.”


“Ma dai… io…”


“Anzi ora che ricordo ci dovevi invitare a cena. Tutte le volte che eri da noi dicevi: appena metto su casa… sono passati due anni…!” Abbozzo un sorriso.


“Ha fatto i soldi, Andrea. Macchina nuova, un figlio addirittura… Roba da ricchi…!” esclama Ale da dietro l’auto.


“Dai, dai.. facci vedere il bambino…” dico, aprendo la portiera.


E’ molto bello, ha tre mesi. Federico. Lo guardiamo, gli tocchiamo le mani, minuscole. Mi afferra il dito, lo stringe. Sembriamo due fessi, io ed Ale, a guardare questo piccolo accanto ad un amico che ci ha dimenticati. Ci sorride, sbadiglia:


“Che sonno! Vai, vai se devi…” dico a Piero.


“Ciao, stammi bene e saluta la signora.” Dico.


“Ciao, congratulazioni.” Dice Ale.


“Si, vado, ciao ragazzi”. Risponde Piero.


Ci guardiamo in faccia, io e Ale. Pensiamo la stessa cosa, ne abbiamo parlato altre volte. Eravamo amici di riporto.


Io ero quello del tennis e dei sabati “pizza e cinema”, lui quello dei viaggi e delle donne. Poi non siamo più serviti.

Annunci

11 pensieri su “

  1. Forse non è tutta colpa di Piero… Forse la moglie e il figlio gli occupano gran parte della giornata… Il fatto è che purtroppo è capitato anche a me di “scordare” degli amici con cui una volta ero molto legato per motivi non sempre dipendenti dalla mia volontà inizialmente e quando li vedo sono sempre un po’ imbarazzato e forse questo imbarazzo può essere scambiato per freddezza….

  2. i primi mesi in cui arriva un bambino ti sommergono. però ti assicuro: meglio così che quelli che continui a vedere ma che non fanno altro che parlare di poppate e pannolini…

  3. Ombre hai ragione è una noia mortale, però è come investire in un fondo azionario e poi scoprire che era spazzatura.
    Concordo con Fabio…
    and

  4. La moglie è ricca. Ha la lira. E lo mantiene. Ma non vuole più che veda quei vecchi amici testadicazzo. Oppure no, la moglie è morta, di parto, prematuro, e lui ha dovuto curare allattare il bambino in incubatrice per diversi mesi, ha ereditato, ma è un uomo finito, e non vuole condividere con i vecchi, amati amici, il dolore d i una vita spezzata. O anche, ha fatto un brutto incidente di notte con la vecchia auto, tendini della mano destra recisi di netto, e terrore per il buio, pecrchè è rimasto per ore in auto in un fosso, non può più giocare a tennis, le al cine appena spengono le luci comincia a urlare disperato, un incubo, ‘ha presa male, e beve, anzi, dà da bere anche al bambino, rum nel biberon insieme al latte, è per questo che il piccolo ha sonno, l’auto nuova l’ha dovuta prendere perchè ha lo sterzo che si comanda con una sola mano, si vergogna del suo handicap e non vuole che i vecchi amici lo sappiano. O ancora, è poverissimo, non ha un lavoro, la moglie fa la portiera in seconda in una vecchia casa di ringjiera, senza contributi, per vivere fa il collaudatore per un venditore di auto usate, tot a auto collaudata, non ha i soldi per l’asilo, e deve portarsi dietro anche il bambino, anche di notte, è per questo che il piccolo ha sonno, ormai gira armato, una vecchia automatica nella tasca posteriore dei pantaloni, un giorno di questi fa un strage, e si spara un colpo in testa, STATEGLI LONTANO RAGAZZI!!!

  5. Richard, che dire… mi hai fatto venire brutti pensieri, apparte il bambino, che sta bene, e il braccio, ne ha due, il resto potrebbe essere vero. La prossima volta lo picchiamo… per primi, tanto qualcosa ha fatto.
    and

  6. Ma va? è finita così ? non mi avevi detto.
    Certo di tutto questo,,la mattina..il caffè con l’amico preferito.
    Sei certo di non esserti mai approfittato?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...