Due amici


Da circa vent’anni conosco Andrea, e da altrettanto tempo, gioco a tennis con lui. E’ un ottimo violinista e professore di musica, che mette nel tennis la stessa foga con cui attacca uno spartito. E’ un perfezionista, arrogante quanto la musica e il…tennis richiedono.


Anche ai nostri livelli da club, il tennis è uno sport difficile da interpretare, specialmente dal punto di vista agonistico. Le nostre partite hanno qualcosa in più di un normale incontro di club. Sono delle sfide purificatrici, in cui gettiamo e bruciamo energie e pensieri. Ci odiamo…in campo…


Lui è molto più “fisico” di me, più resistente, più cattivo ed agonista. Io, forse ho più talento, più tocco; riesco ad imbrigliare la sua potenza ed a farlo innervosire.


“Ora cominciano! Fanno casino anche oggi eh! Sicuro! “.


Si…, quando Andrea si arrabbia per le mie smorzate o per le mie variazioni, le urla e le maledizioni che manda sono uno “spettacolino” a cui i soci del circolo non mancano di assistere sorridenti.


“La solita storia”, dicono.


“Come due bambini”, annuisce il vecchio custode.


Io, il più delle volte, metto in scena vecchi trucchi, imparati in anni di Coppa Italia e di batoste rimediate da lucidissimi “marpioni” della racchetta. Mi fingo stanco, lunghe pause per bere, malori immaginari da attore consumato…e Andrea schiuma…rabbia.


Nessuno dei due vuole perdere, anche se, ad onor del vero, lui negli ultimi anni ha vinto più spesso. Ma la nostra battaglia personale, credo, vada al di là del risultato. Da esteta, Andrea, apprezza colpi che per lui valgono più di un set vinto…


Un passante in corsa…una smorzata irraggiungibile…un recupero impossibile… Anche vincendo, soffre se gioca male e io bene. Un temperamento antico…quasi nobile…quasi.


Una delle ultime partite agli inizi di Agosto è stata veramente dura.


Andrea si è fermato per qualche mese per un brutto infortunio e io ho giocato poco per impegni di lavoro. Fissiamo due ore per allenarci, tanto per riprendere confidenza. Dopo dieci minuti di riscaldamento mi grida:


“Non ce la faccio a giocare come un pensionato… partita?”


“Come vuoi, sei mica stanco?”, rispondo.


“Batto io”, dice serio, fulminandomi con lo sguardo.


Giochiamo un ora e quaranta sotto il sole, senza un attimo di pausa per fare un solo set! Scambi lunghissimi, sole cocente, quella sensazione che bene così forse non avremmo giocato mai più…


Ho vinto il set al tie –break, ma se la partita fosse continuata, avrei gettato la spugna.


Alla fine ci abbracciamo, felici di ritrovarsi sudati e distrutti come da ragazzi nei campi comunali. Ridiamo, ricordandoci di quando giocavamo mattina e pomeriggio, scappando di nascosto, lui dal violino e io dai libri di scuola.


Il maestro del circolo ci saluta dal campo accanto:“Sempre grulli eh?”


” Sempre vivi, vorrai dire”, rispondiamo in coro e, togliendoci le magliette:


“Vieni che ti prendiamo a pallate!”


“Siete pazzi”, risponde, ridendo.


“Ci tengo alla mia salute, troppo caldo”.


“Ormai sei un maestro di golf!” dico io.


Andrea mi guarda sorridendo:


“Caro Morelli, oggi abbiamo scherzato…prossima volta alla morte!”


Me lo dice da vent’anni, chiamandomi, come sempre quando perde, per cognome. Faccio cenno di si con la testa, sfinito, e mi incammino verso il bar a prendere da bere…


per tutti e due.

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2 pensieri su “

  1. eheh! mi ha fatto ridere la storia di/su Bernhard. anche a me piace molto il modo in cui organizza il materiale. non ho letto poi molto, ma p. es. mi sono venute in mente le descrizioni dei paesaggi in perturbamento… uno dei libri più cupi che abbia mai letto. ma com’è il posto ‘a pelle?’
    ciao
    marco

  2. Caro Marco, nel 93 quando sono andato io, non era come si vede nella foto… con il suo bel cartello e l’ingresso. Bisognava contattare la sua ex domestica e factotum che viveva da quelle parti. Lei arrivava, non ti dico con che faccia cupa e ti faceva fare il giro della casa spiegando in stretto tedesco. Mi ha ricordato sempre un personaggio di Psicho.
    andrea

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