For large ensemble


A vive con C, frequenta D, B, F, ricorda M, pensa a G.


M vive con X, vede A2, pensa ad A, qualche volta.


D oltre A, si vede com M2 e odia C.


B e F vivono con A3 e C1, oltre a frequentare A.


X, A2, A3, C1, M2 si vedono di rado.


C odia tutti compreso A.


G frequenta tutti escluso A.

Invenzioni/delusioni


Sono un fantastico inventore di donne irreali…


prendo una gentile signorina, la idealizzo, la adoro, la faccio diventare unica…


ci deludiamo a vicenda…


fine del gioco.

Tintinnino (omaggio a loro due)


Armati di una pennastilo


inchiostrando pagine su pagine


vi troverete in breve tempo


in compagnia di ombre amiche


sovrapposte alla vostra.


Il Signor Guido



Abito in un condominio a sei piani. E’ uno stabile costruito negli anni ’60, enorme, minaccioso, chiaro esempio della crescita economica di quegli anni.


Quando fu inaugurato, era il complesso edilizio più lussuoso della città.


Alcuni ricchi industriali avevano acquistato gli appartamenti migliori e ci si erano trasferiti. Rappresentava, abitare lì, il segnale tangibile di un raggiunto benessere economico.


Negli anni ’80, con la crisi economica, gli industriali avevano venduto, quegli stessi appartamenti, ad imprese edili che li avevano divisi in piccoli lotti da affittare.


Io abito in uno di questi. Quinto piano, tre vani più servizi. Posto auto nel garage sotterraneo.


Gli abitanti del condominio, nel tempo, mi sono sembrati sempre più due categorie diverse. Indifferenti l’una all’altra, anzi quasi nemiche.


Fino al quarto piano, gli appartamenti sono abitati da proprietari che comprarono all’epoca della costruzione. Commercianti, impiegati di banca, professionisti.


Dal quinto al settimo, nel gruppo di appartamenti ristrutturati e divisi in piccole porzioni dalla speculazione degli anni ’80, vivono tutti inquilini. Persone perbene, che non possono permettersi di acquistare una casa propria e che pagano l’affitto alle imprese proprietarie.


E’ naturale che i proprietari dei piani bassi, conoscendosi da anni, avendo visto crescere i figli insieme, si comportino più affabilmente tra di loro.


Gli inquilini, per il loro alternarsi negli appartamenti sono visti in modo più distaccato.


Ci sono affittuari che abitano per un anno, due, e poi lasciano l’appartamento. Magari lo riaffittano sei mesi dopo perché il lavoro li ha riportati in zona.


Questo via vai di traslochi non giova ai rapporti di vicinato.


Io sono l’inquilino più anziano, abito lì da dieci anni e sono, comunque, a malapena salutato da alcuni proprietari.


Fungo un po’ da mediatore tra i piani bassi e quelli alti e tengo i rapporti con l’amministratore.


I proprietari, so per certo, non sopportano l’idea che ai piani alti, nobili, ci siano affittuari. A suo tempo, si unirono per partecipare all’asta ed acquistare gli appartamenti in vendita ma persero.


Per loro siamo degli usurpatori di status sociale perché agli occhi di chi viene da fuori abbiamo i piani migliori.


Il proprietario con cui combatto le mie scaramucce quotidiane è il Sig. Guido.


Unica eccezione di proprietario oltre il quarto piano. E’ il mio dirimpettaio.


Da anni ormai, c’è una specie di subdola guerriglia tra noi.


E pensare che all’inizio, appena trasferito, ero rimasto colpito dalla sua gentilezza. Ogni volta che lo incontravo, all’ingresso, in ascensore, mi salutava cordialmente, prodigandosi in spiegazioni sulle caratteristiche del condominio, su come era silenzioso, ben servito dai negozi vicini che consegnavano la spesa anche a domicilio, in posizione comodissima rispetto al centro e anche alla tangenziale che portava fuori città, verso i raccordi autostradali.


Aveva ed ancora ha, un’abitudine, quasi un vizio. Fastidiosa.


Gli piace controllare, si impiccia, diciamo…


Mi incontra al mattino, mi saluta, guarda l’orologio e mi dice:


“Mattiniero oggi eh? Recupera il tempo di ieri. L’ ho vista uscire tardi!”


Io lo guardo, ricambio il saluto, senza sapere bene come rispondere:


“Eh si! La saluto”.


La sera rientro sempre tardi, mi piace stare in ufficio a controllare la posta, a sbrigare le cose che trovo sistematicamente accatastate sulla mia scrivania al rientro dal giro dei clienti. Faccio quasi sempre un salto al supermercato, dopo, per prendere alcune cosette per cena. Vivo solo.


Rientro io ed esce lui, per l’abituale caffè al bar.


” Buonasera Andrea, sempre impegnato come al solito, vedo. Quando lavoravo, alle sette ero a casa, sono sempre stato mattiniero, io. E poi, scusi sa, al supermercato non si va la sera tardi, trova solo gli scarti degli altri, accidenti. Le serve una moglie”.


” Salve Guido, per la spesa ha ragione, per la moglie no”.


Mi disturba essere controllato. Credo non piaccia a nessuno. Qualcuno non ci fa caso, io si.


Dopo alcuni mesi di saluti e di sorrisi, il Sig. Guido mi sembrava più un controllore della mia vita, degli orari, delle persone che frequentavo che un vicino.


Controllo dell’orario di uscita, al mattino. Controllo dell’orario di rientro alla sera. Se rientravo ad orari insoliti, il pomeriggio per esempio, come d’incanto mi appariva sul pianerottolo:


” Caro Andrea, sta poco bene? Rientrato presto oggi?


“No, no. Mi sono portato del lavoro a casa, mi serve silenzio e assenza di telefoni che squillano”. “Ho un preventivo da consegnare per domani”.


“Capisco, si vuole rilassare un pò”.


“Magari. Come le dicevo lavoro”.


“Ma a casa non si lavora, no?”


Sempre l’ultima parola, quel senso di essersi fatto beccare anche questa volta.


Un anno fa, il primo vero attrito tra noi.


Rientro da un viaggio di lavoro, tre giorni di riunioni alla sede di una industria nelle Marche, che rappresento.


Arrivo la sera, abbastanza tardi, le dieci circa. Parcheggio, scarico la valigia, la borsa, il portaabiti. Entro nel portone e vedo che l’ascensore sta scendendo. Aspetto. La porta si apre, e ne esce il Sig. Guido, teso in volto.


“Buonasera Guido, esce tardi, stasera.” Beccato, finalmente, penso.


“Non stavo uscendo, Andrea. Venivo da lei, l’ ho vista arrivare dal terrazzo.”


“E come mai, ansioso di salutarmi?” Ironizzo.


“No, è successa una cosa grave e io mi sono esposto per lei”


“Accidenti, mi dica. Venga saliamo, la faccio accomodare da me.”


“No meglio qua, non voglio che mia moglie senta. Qui è meno affollato, a quest’ora non passa nessuno”


“Guido, ho fatto trecento chilometri in auto, vorrei entrare in casa. La ascolto.”


Mi guarda serio, con il volto in penombra, diviso in due dalla luce dell’ingresso.


“Sono arrivate queste, immagino siano sue.”


Mi mostra, estraendole dalla tasca dei pantaloni, tre raccomandate nella classica busta verde. Multe.


Sorrido, scrollando le spalle.


“Tutto qua? Tre multe? Come mai le ha ritirate lei?


” Ho dovuto. Per tre giorni il postino, Antonio, è venuto, sperando di trovarla. E’ anziano e c’era la manutenzione dell’ascensore. Ha dovuto salire a piedi. Tutte e tre le volte.”


“Ma scusi…”


“Mi faccia finire. Alla terza volta, non ce l’ ho fatta, le ho prese io. Capisce? Ho firmato io per lei! Ho garantito io!”


“Tutte queste multe. Non me lo aspettavo da lei. Ecco, sono sue.”


“Senta Guido, stia calmo. Il postino poteva benissimo lasciarmi l’avviso. Sarei andato io alle poste centrali a ritirarle. Mi sembra un falso problema.”


” No, nel nostro condominio il postino consegna sempre la posta. Tutta.”


” Lasciamo perdere, grazie comunque. E si ricordi che non ha garantito niente.”


“Prossima volta comunque faccia lasciare gli avvisi. Avvertirò anche il postino.”


“Vedremo.”


“Vedremo cosa?”


“Lei non può cambiare le regole del condominio, lo ricordi.”


” Beh, buonanotte.”


Mentre riprendo i bagagli, per salire in ascensore, Il Sig. Guido apre la porta dell’ascensore, entra velocemente e parte senza aspettarmi.


Io rimango lì all’ingresso, carico di bagagli, con le multe in mano, al buio.


Non lo ho rivisto per circa un mese. I nostri incontri si sono diradati e soprattutto i saluti si sono fatti sempre più freddi. Buonasera, buongiorno; niente più nomi, né consigli. Ma sempre quel senso di controllo. Non sono solo, pensavo.


Un solo barlume di cortesia prima dell’attuale tempesta.


Un sabato mattina, davanti al portone del condominio, attendo un tecnico del centro commerciale che mi deve consegnare ed installare un nuovo televisore.


Mentre arriva in lontananza il furgone del centro, vedo arrivare a piedi anche il Sig. Guido.


Nervi che stanno per scattare, fastidio apparente. Mi aspetto i soliti sguardi indagatori come se fossi uno venditore porta a porta. Invece.


Arriva il furgone, firmo la bolla, apro il portone indicando il quinto piano.


Si avvicina il Sig. Guido, con un sorriso indulgente.


“Fatto acquisti? Un 32 pollici, schermo piatto, fantastico. Mi devo decidere anche io, mia moglie mi da il tormento. Le signore eh? Lei mi capisce.”


” Anche io ci ho pensato per un po’, lei sa che sono poco a casa, dovevo cambiarlo e allora mi sono deciso.”


“Permette Andrea che salga per vederlo acceso?”


“Venga pure.”


Il tecnico, velocissimo, installa e mi spiega come programmare il televisore. Il Sig. Guido segue attentamente e noto che si guarda intorno, Sbircia la mia libreria, i mie Cd, sparsi sopra al mobile dello stereo. Mi sembra un marziano atterrato in un nuovo pianeta.


Terminato il montaggio, saluto il tecnico, lo accompagno alla porta, il Sig. Guido mi precede, parlando con il tecnico a cui ha chiesto il telefono per prendere un appuntamento al centro commerciale e visionare così la gamma dei nuovi televisori. Saluto entrambi. Chiudo.


Due minuti dopo sento suonare e apro.


E’ il sig. Guido, gelido, Vedo, oltre lui, sua moglie che a porta socchiusa, ascolta.


“Guardi che non mi sono dimenticato, io.”


” Ah, credevo avesse scordato qualcosa mentre era da me”


“Le multe, Andrea, le multe. Non faccia il furbo. Sono passati due mesi e voglio sperare che le abbia pagate.”


” Ma Cristo Santo! Ancora con questa storia? Certo che le ho pagate ma non sono affari suoi. Arrivederci.”


Chiudo la porta, abbastanza violentemente. Sento chiudere altrettanto forte il portone del Sig. Guido, ma non tanto da non sentire quello che dice alla moglie:


” Questi inquilini si credono superiori, ti rendi conto?”


Mi dimentico subito di questa affermazione, perso nel megaschermo del mio nuovo televisore. Tutta invidia, penso.


In fondo, mi sono sempre comportato bene, con lui. Perché questa mania di controllarmi? Questo alone di perbenismo, anche se a torto, mi incuteva un certo rispetto, mi sembrava la coscienza del condominio che si accaniva sul mio stile di vita.


Decisi di dare una svolta al mio atteggiamento nei suoi confronti. Duro e scostante, pensai.


Un lunedì mattina, circa un mese fa, vedo il Sig. Guido che esce di casa molto presto. Lo noto dalla mia finestra che dà sull’ingresso posteriore.


Mi sembra meno brillante del solito, passo lento, andatura diversa dalla solita, sempre eretta; quasi svogliato, come gravato di un compito ingombrante da ritardare il più possibile.


Decido di seguirlo. Scendo nel garage, salgo in auto ed esco.


Sono due auto dietro a lui, che con la sua vecchia Punto non corre certo.


Me ne sto a distanza e lo seguo mentre percorre la tangenziale, direzione zona industriale.


Lo vedo fermarsi davanti ad una concessionaria di auto, parcheggia, scende e aspetta.


Io sono fermo in un parcheggio, dall’altro lato del viale e posso vederlo senza scendere dall’auto. La concessionaria è ancora chiusa. Alle nove circa, iniziano ad arrivare gli impiegati e i venditori che, noto, ammiccano verso il Sig. Guido.


Entra subito, appena aperto il portone principale e sparisce dalla mia visuale.


Dopo una mezzora, esce, sempre con quel passo rallentato e svogliato, sale in auto e se ne và.


Incuriosito, e deciso a sapere qualcosa di più, entro e mi metto a guardare le auto in mostra.


Arriva subito un venditore, molto giovane, molto indispettito.


“Buongiorno, serve aiuto?”


” Forse sì.” Rispondo.


“Ho visto uscire, poco fa, un amico di mio padre, dovevamo venire insieme a dare una occhiata a delle auto, ma ho fatto tardi.”


“Ha mica parlato con lei, ha scelto qualcosa?”


Mi guarda male. Forse crede che menta.


“Il Sig. Guido ha degli amici, allora. Non lo credevo possibile.”


“Perché mai, scusi?”


“E’ un signore con dei problemi. Scusi, non si offenda.”


“E’ la quinta volta in due settimane che viene in concessionaria, guarda le auto, mi chiede il prezzo di qualche modello e poi…”


“Poi cosa?”


“Poi le misura, con un metro flessibile.”


“Come, le misura?”


“Misura la lunghezza, la larghezza, gli ingombri esatti. Dice che ha problemi di spazio nel garage.”


“Abbiamo presentato tre modelli nuovi nell’ultimo mese e lui è venuto a misurarli tutti e tre. Spero che abbia deciso, ora.”


“Il Sig. Guido è un tipo pignolo”, dico.


“La saluto.”


“Buongiorno.”


Non avevo scoperto un granché in fondo, stava acquistando una auto nuova, niente più. Era soltanto preciso. Troppo.


La sera, rientro tardi come al solito e trovo un messaggio in segreteria:


“Sono l’amministratore del condominio, la cercavo per parlarle del suo posto auto nel garage, mi richiami appena possibile.”


Incuriosito da questa telefonata, la mattina seguente, chiamo subito.


“Grazie per la celerità con cui mi ha chiamato, Sig. Morelli, vengo subito al dunque.”


“Dica pure, che cosa ha il mio posto auto?”


” Niente, non si preoccupi, sono soltanto costretto a chiederle di farne a meno.”


“Perché mai? Non lo uso molto, ma mi serve.”


“E’ proprio questo il punto, lo usa poco.”


“Cos’è un parcheggio a tempo? Lo uso quando ci sono e quando ritengo di usarlo.”


” Nel nostro regolamento il parcheggio è un diritto solo dei proprietari, per lei era stata fatta una eccezione, perché nessuno ne aveva bisogno. Dei proprietari, intendo.”


“Ora c’è una richiesta e a malincuore devo comunicarle che il suo posto auto passa ad un proprietario. Chiaramente le verrà decurtato dal canone dell’affitto.”


” Mi sembra strano, non sono sicuro che abbiate il diritto di farlo. Farò controllare dal mio legale.”


“Non si disturbi, ho io la copia del suo contratto e c’è espressamente scritto che se un proprietario lo richiede può godere dell’utilizzo del garage a scapito dell’utilizzatore abituale, se inquilino. Lo ha firmato.”


“Posso almeno sapere chi ne ha fatto richiesta?”


“Certamente. il Sig. Guido del quinto piano.”


“Non è il suo vicino di pianerottolo, mi sembra?”


“Non sbaglia, proprio lui”


“Ha appena acquistato una auto nuova, e, preciso com’è vuole proteggerla. Teme che, parcheggiandola per strada, venga danneggiata, o addirittura rubata. Poi, capisca, un proprietario, si sente in diritto di avere la macchina al coperto come gli altri proprietari. Lei era l’unico degli inquilini ad averlo e, a detta del Sig. Guido, non l’ usava mai, quasi mai, via.”


“A detta del Sig. Guido?”


“Si, mi ha chiaramente motivato la sua richiesta e sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla sua precisione. Mi ha descritto, giorno per giorno, ora per ora le sue abitudini, i suoi orari. Quando arriva, quando riparte, quando parcheggia e quando lascia l’auto per strada. Un resoconto dettagliato.”


“Siete molto amici, vero?”


“Veramente…”


” Mi ha confidato che lei non avrebbe avuto niente in contrario, visto i favori che lui le ha fatto, a cedergli il posto auto. So che ha garantito per lei.”


” Senta, non so cosa Il Sig. Guido le abbia raccontato, ma è tutto così ridicolo che mi viene da ridere. E’ un mitomane, il mio vicino. Si inventa le cose.”


“Lei è un ingrato, non si parla così delle persone che hanno cercato di aiutarla. Comunque sono cose vostre, non ci voglio entrare.”


“Sappia solo che dall’inizio del mese prossimo non potrà più usufruire del posto auto. Ora la lascio, devo incontrare un cliente, arrivederci.”


Il telefono mi scottava in mano e non sapevo se era la pila del cordless, per la lunga conversazione o la mia temperatura corporea che saliva come un vulcano appena risvegliato.


E’ così che vanno le cose nel condominio. Dopo alcune settimane, in cui avevo tenuto un atteggiamento neutro, salutando a malapena chiunque, ma soprattutto il Sig. Guido, non avevo risolto nulla. Non potevo picchiarlo, non avevo motivo apparente, né potevo combatterlo legalmente per il problema del garage, era nel contratto. Anzi mi ero fatto la fama di persona scostante, che si atteggia da uomo impegnato, arrogante. Io…


Sono a chiedermi spesso perché mi abbia preso di mira con queste attenzioni morbose, con questi piccoli dispetti.


Credo che in fondo mi consideri migliore di lui. Credo ne sia diventato consapevole, vedendo che non lo aggredivo quando mi scocciava con le sue attenzioni. Spiando la mia vita solitaria, libero da mogli e da impegni; il mio essere un po’ allergico agli orari, una sottile anarchia dei comportamenti che mi fa sentire o solo credere di essere più libero di altri.


Quella volta in casa, davanti alla mia enorme libreria, si sarà chiesto perché uno decide di comprare così tanti libri, invece di diventare un proprietario come lui. “Leggo solo il giornale al bar e mi basta” mi diceva. Un inquilino che si crede migliore di lui; che se la gode invece di pensare al futuro, che investe in carta e inchiostro anziché in immobili.


Ognuno è vittima del proprio stile di vita. Il Sig. Guido è vittima della sua classe, dei suoi simili, i proprietari, quelli “che hanno costruito qualcosa”. Dell’essere agli occhi della comunità, del condomino, il tenutario delle certezze, delle cose che rimangono immobili, sempre uguali a se stesse.


Io sono soltanto vittima sua e di quelli come lui…(continua sopra 26/10/04)

Prossimamente.


Domani, su questi schermi: “Il Sig. Guido”.


Storia di un vicinato…difficile.

Operazioni umanitarie


Ultim’ora: le Forze Armate Italiane in Iraq, saranno evaucuate entro un mese. Tutte.


Verranno sostituite da un corposo contingente di Vigili Urbani, dotati di un nuovo modello di semaforo portatile.


Ancora una volta, l’Italia è in prima linea nella lotta al traffico…

Posto auto


Entro nel parcheggio del condominio. Al mio posto, c’è un’auto parcheggiata con dentro un uomo.


Scendo e chiedo: “Mi scusi, sta parcheggiando nel mio posto, abita quì da poco?”


“No, non ci abito” risponde.


“Dovrebbe spostarsi, per favore, è un parcheggio condominiale. Un posto auto per ogni appartamento.”


“E’ un parcheggio no? Mi lasci parcheggiare allora, soltanto un’ ora poi me ne vado.”


“Abbia pazienza, non ha capito, forse. Vede il numero sui posti? Il numero 6, dove sta lei ora è il mio. Pago per averlo.”


“Addirittura paga eh? Ormai non si trova più un parcheggio gratis in citta!” Me ne vado tra un’ora, ormai ho spento il motore.”


“Faccio alcune commissioni al negozio dietro l’angolo, e le libero il posto, sù, faccia il bravo!”


“Non è questione di esser bravi, lei deve spostare l’auto, non è autorizzato a parcheggiare. Come devo dirglielo?”


“Ecco non lo faccia, la pianti di dirmelo. Le ripeto che tra un’ora la tolgo, più mi fà parlare e più ci metto.”


“Non mi costringa a chiamare i Vigili, sa benissimo che ha torto, andiamo. Sosta in un parcheggio privato, numerato, senza nessun tipo di diritto.”


“Ma è sabato sera, caro Signore, i Vigili hanno altro da fare che rispondere a lei, glielo garantisco, sono un Vigile anche io…”


“Anzi le dico di più. Mi ha scocciato, con le sue regolette…il posto numerato, il parcheggio privato…!


“Lei non può fare niente, parcheggi fuori dalle righe e mi dica grazie che non le faccio la multa.”


“O vuole anche una denuncia per oltraggio a publico ufficiale?”


“Lei si approfitta della sua posizione!”


“Si, lo so… Se ne vada.”


Duellanti


Le due civiltà che si confrontano in questi tempi bui mi ricordano incredibilmente i due personaggi protagonisti de: “I Duellanti” di Conrad.


Uno, Feraud, ufficiale sanguinario, rissoso, che duella per un niente, per uno sgarbo, per una parola, per il credo dell’acciaio. L’altro, D’ Hubert, anch’esso ufficiale, ma corrotto dalla bella vita, dalle belle donne, stanco di combattere ma sempre soldato.


D’Hubert, inizialmente ritroso, alla vista del primo sangue, il suo, sgorgante dalla ferita inflittagli dalla sciabola di Feraud, entrerà in un vortice di combattimenti e di sangue che lo inseguirà per anni.


Alla fine ci sarà un perdente che spezzerà il cerchio dei duelli.


Le due civiltà in questione sono perdenti, entrambe…


chi se ne accorgerà per prima?


Reality


Ho ricevuto, da uno zio lontano, un piccolo pezzo di terreno in eredità.


Non ho certo il tempo per coltivarlo e per non lasciarlo incolto ho deciso di lanciare un nuovo format, o meglio un esperimento di “agricoltura verità“.


Farò coltivare per sei mesi, il mio orto a otto impiegati della amministrazione comunale della mia città. Gli ho fatto credere che è un esperimento della Comunità Europea e che servirà per fare carriera. Ci hanno creduto, tanto sono grulli.


Li filmerò, durante il loro lavoro, con la mia videocamera, producendo poi delle videocassette che darò in omaggio a chi comprerà i prodotti dell’orto. Devo coprire i costi di produzione.


Da oggi nei migliori frutta&verdura della vostra città:


“I prodotti dell’Orto de’ Grulli, coltivati alla vecchia maniera dai nostri amministratori, in omaggio la videocassetta con immagini inedite direttamente dall’Orto”.