Bagatelle per una vacanza

Le vacanze sono come le amanti: se non ci sono preghi che arrivino in fretta e, al fin giunte, non vedi l’ora di scappare e tornare all’adorata piattezza giornaliera. Come al solito i momenti migliori sono le attese, i “ dai manca poco…”, la speranza, vana, di essere diversi e migliori affrancati dagli obblighi di tutti i giorni. Invece diamo il peggio convinti che sia il meglio.

Della mia vacanza in Austria ricorderò paesaggi straordinari come solo Stifter sapeva descrivere. Le Alpi austriache sono magnifiche e il ghiacciaio ai cui piedi ho soggiornato incuteva paura e purtroppo per noi ha distribuito dosi industriali di pioggia. Un amico, uno di quelli che pensano "se non c’è il mare non è vacanza" mi ha dato questa brillante spiegazione sul pessimo tempo che ho trovato: “ si sa… la montagna…”. Adoro le certezze dei mutandati da spiaggia. Comunque gran posto il ghiacciaio di Hintertux e la sua valle. Le sue cascate disseminate ad ogni altezza, la roccia pura come la sua neve sempre presente, le funivie perse nella nebbia. E gli austriaci… Bei tipi davvero. Nel mio albergo, perfetto sotto tutti gli aspetti, lavorava una specie evoluta di cameriera, da noi ribattezzata Terminator. Donne delle pulizie in grado di rassettare una camera in una manciata di minuti, cameriere di sala sempre a disposizione per la “Familen Moreli” che chiaramente non parlavano una parola d’italiano e che potevo insultare come volevo ( chissà quante me ne hanno dette loro!) E poi lei, Franziska. La cameriera del ristorante dedicata al nostro tavolo. Una tipa capace di chiedermi per tutta la vacanza, ad ogni pasto e dopo ogni piatto: “Did you like it?” Sempre. Straordinaria. Con quel suo sorriso stampato in faccia sempre uguale. Alla fine le rispondevo con un cenno, sfinito da tanta gentilezza.

Un vera goduria era la lettura mattutina del bollettino con le attività che la direzione dell’albergo organizzava per gli ospiti: escursioni, trattamenti wellness di ogni tipo, sedute personalizzate in palestra, massaggi miracolosi ( il tutto delicatamente non compreso) e il meteo. I primi giorni era scritto in inglese e non potevo rendermi conto se ci fossero degli errori ma quando ci hanno fornito il bollettino tradotto in italiano è iniziato lo spasso. Tengo a precisare: loro sono veramente convinti che farsi massaggiare con dei sassi, sudare dentro una sauna a 90 gradi e stendersi su un materasso ad acqua in cui sembra di affogare, ascoltando della pessima new age, migliori davvero la vita. Sul bollettino ho letto frasi del tipo ( non correggo volutamente): “dopo un votro masaggio con noi potrete aumentare lo stipendio” o anche ”afrontecchiate la vita più ottimale con la sauna bio” e imperdibile, per pubblicizzare una seduta in palestra finalizzata a rafforzare i glutei delle signore clienti: “ ti piace il culo oggi!” Avrei voluto rispondere di si e iniziare a palpeggiare le cameriere ma la mia signora vigilava attenta. Insomma dei geni incompresi, ecco. Altro aspetto fantastico: sono sempre a bere o mangiare. Colazione internazionale ricchissima, self service con suppen a volontà appena tornati dalla montagna, doppiato da dolci di tutti i tipi. Un po’ di sauna per il finto-relax quindi cena con svariate portate e ricco buffet di insalate e formaggi rigorosamente bio. Vini illustrati dal sommelier di turno (delicatamente non inclusi), poi appena finita la cena tutti al bar a bere birra, schnaps (amari con erbe da 50 a 80 gradi di alcool ma bio anche quelli e delicatamente non inclusi) e cocktails vari. Risultato? Sono tutti in ottima forma. Boh… Sarà la montagna…

Sembrano, i cari austriaci, non prendersela per niente in fondo. Vivono senza attesa e questo li aiuta molto secondo me. Non sono come noi, sempre incazzati, stressati, agitati per una qualsiasi cosa e sempre in perenne ricerca. Fanno tutto con calma. Piove e sono in vacanza? Io bestemmio e loro sorridono e scrollano le spalle. A me viene un colpo quando la funivia si ferma e rimango appeso senza sapere se ripartirò e loro fanno ciao con la manina. Riparto, arriviamo in quota e trovo una nebbia peggio che a Milano in tangenziale a gennaio (li almeno è Milano): io evoco gli spiriti maligni di ogni religione per il panorama mancato su tutte le Alpi fino alle Dolomiti, loro, nella fattispecie due genitori e un bambino (buonissimo e calmissimo), si siedono sulla panchina che darebbe sul belvedere (visibilità un metro!) tirano fuori il loro pane nero, il formaggio avvolto nella tristissima pellicola argentata e mangiano in silenzio senza neanche guardarsi, tanto sono impegnati a rimirare il muro di nebbia davanti a loro. Che invidia per loro, per la loro semplicità. Magari hanno capito tutto. Del resto, sull’ormai famoso mattinale dell’albergo, una pagina titolava così “LA FELICITA’ E’ UN SOTTOPRODOTTO. Temo non fosse il solito errore di traduzione.

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