Nadalite

Roger Federer ha perso la terza finale consecutiva al Roland Garros e io sono affranto. La "nadalite" ci ha colpiti in pieno, a noi tifosi dello svizzero e a lui medesimo. Certo ci sono altre cose più importanti, ma il modo in cui è stato "trattato" da Nadal mi ha colpito al cuore. Spero tanto non sia il canto del cigno di uno dei più fenomenali colpitori nella storia del gioco. Dico colpitore per sottolineare la totale mancanza di tattica che ha caratterizzato quasi tutte le vittorie e sconfitte dello svizzero. O sovrastare talmente il proprio avversario, brutalizzandolo a velocità doppia o ottusamente insistere a cercare di sfondare un muro umano di muscoli che rimanda tutto con effetti mancini che fanno sembrare la tua parte di campo enormemente più grande. Quattro game in tre set non offrono tanti alibi e lo stesso Roger che quasi si autoconvinceva nelle interviste prima della finale che "questa fosse la volta buona… la giusta tattica…!?" ha ammesso la disfatta. Lui, il cinque volte campione di Wimbledon, con un palmares di 12 slam incredibilmente vicino al record "monstre" di Sampras.  Il vecchio "pallettaro" Higueras riciclatosi allenatore non è servito a niente. Troppa differenza fisica, troppo diverso il tipo di approccio alla terra battuta da parte di un giocatore che dovrebbe usare la tecnica e la testa contro uno dei migliori giocatori da campi lenti di tutti i tempi, ancora imbattuto dopo quattro Roland Garros consecutivi. La velocità, certo. La palla corre molto più veloce e se un tempo Panatta si poteva permettere di far impazzire Borg a forza di attacchi tagliatissimi e smorzate, oggi forse non è più possibile. Tutto si fa molto più breve e meno pensato. Tutto ti viene sbattuto in faccia in modo supersonico. Nadal ha sbattuto in faccia a Roger la sua gioventù e i suoi ipertrofici muscoli. Scrivo ovvietà che ogni appassionato del gioco conosce; la speranza era che fossero ovvie anche per Federer. Mi sarebbe piaciuto vederlo perdere come Mc Enroe perse la finale del 1984, sempre all’attaco anche quando "non ne aveva più", cotto dal sole, dalla sua follia e dal proprio intollerabile genio. Invece no, ha perso rintanadosi nell’angolo sinistro del campo a rimandare inutili palle incrociate che da anni (forse non se ne è ancora accorto) cadono esattamente su quel colpo formidabile da pelotaro basco, che è il diritto di Rafael. Spero in un pronto riscatto sull’erba ma sono scettico: lo scorso anno vinse per un pelo facendo il fenomeno nel quinto set, quest’anno, perdurando lo snaturamento da parte degli organizzatori di Wimbledon del gioco su erba (palle più grandi e erba più alta) potrebbero verificarsi sorprese. Anche Borg dopo cinque anni di dominio perse da un mancino.

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4 pensieri su “

  1. C’era sempre qualcosa di ingiusto quando vincevano Muster o Chang. Eppure erano commoventi nella loro abnegazione. Erano vittorie ingiuste, ma di nascosto tifavi per loro. Poi arrivava Edberg e capivi cos’era il talento e che un senso governava ancora il mondo.
    E Nadal?

  2. anonimo: proprio tutto? quello femminile no…direi…:)
    Nicolò: sai che pensavo più o meno la stessa cosa alcuni giorni fa? gli outsider, magari dotati di un solo colpo o di una sola dote, (le gambe) che in quella settimana diventavano campioni, come un grande scrittore da un libro solo. Edberg, Becker, mac, sampras troppo talento per il tennis di oggi.
    Nadal? l’ho visto ieri giocare sull’erba… aiuto! sembra molto competitivo
    and

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