Emilio compra una tazza e viene a bere da me

A casa mia. Pomeriggio. Suonano alla porta, apro. E’ Emilio. Tiene in mano un pacchetto:

"Ciao Andrea, disturbo?" Sono sorpreso lo credevo in Svizzera.

"Ciao… che sorpresa… stavo giusto per…" Entra tenendo stretto il pacchetto.

"Visto che viviamo in un paese quasi privo di sistema postale, sono venuto di persona"…

"Dicevo che stavo giusto per chiamarti… non mi hai fatto sapere se hai ricevuto il…"

"Ricevuto un bel niente… soltanto l’avviso. Un foglietto giallo che certifica il fatto che il pacco è andato perso. Al massimo se lo saranno rubato."

"Siediti dai…" Si distende sul divano più grande senza mollare il pacchetto. Mi guarda fisso:

"E le mie risposte? Mica avrai spedito per posta anche quelle?"

"No… no…, ecco… io ti avrei scritto. Ma sono troppe… ci devo riflettere. Previn, Karajan, Kremer e Nono… come faccio? Mai stato neanche a Bayreuth, figurati…"

Si stende ancora di più sul divano. Sembra fatto su misura per lui. "Non preoccuparti…, ho tutto il tempo. Ti ascolto…"

“Nel pacchetto c’è quello che penso? La tazza del genio?

“ Già… quasi me ne dimenticavo… tieni…”

Apro il pacchetto e spunta il faccione svizzero di Roger Federer con la coppa di Wimbledon in mano.

“Fantastica, Emilio…! Grazie davvero… una tazza da -colazione dei campioni-… vorrei ricambiare con qualcosa, visto che il libro spedito mesi fa non credo ti sia mai arrivato…”

“Solita storia… proprio no, Andrea. Che cosa era?”

“La serie Schonberg, di Glenn Gould…”

“Speriamo di aver fatto felice qualcuno… magari qualche dipendente delle poste si appassiona a Schonberg”

“Emilio, la prossima volta consegnerò a mano anche io… promesso.

“Intanto mi prendo il tuo divano” dice, allungandosi e sistemando i cuscini sotto la schiena. “Allora…? Ti sei fatto una idea su quello che ho scritto?”

“Su certe cose si…, Previn versus Haitink per esempio…

“Bene…, attacca…”

Previn nel suo periodo alla London era amatissimo dall’orchestra, tanto che quando l’amministrazione decise di licenziarlo, per le sue negligenze in fase di programmazione dei concerti, gli orchestrali si schierarono in sua difesa, minacciando l’estinzione dell’orchestra…”

“L’estinzione c’entra sempre eh?”…

“… si, insomma… fu un -caso- all’epoca-…, lo reintegrarono…

Emilio mi guarda, si gratta la testa: “d’accordo ma cosa c’entra con Haitink?”

“Previn era ed è, riguardo alla conduzione d’orchestra, un maniaco delle prove, soprattutto in quelle di accompagnamento all’esecuzione dei concerti per solista e orchestra. Molti orchestrali lo hanno odiato per questo. Anche Askenazij lo ha confermato. Solo la London che si era -battuta- per lui, poteva supportarlo a quel modo.”

“Teoria che conferma la bontà di quella incisione ma non la pessima esecuzione di Haitink,” fa Emilio togliendosi la giacca.

“Haitink è un sinfonista e un grande ma sottovalutato direttore d’opera. Le sue cose migliori sono a mio avviso Beethoven, il primo ciclo delle sinfonie edito da Philips, Brahms, Mahler, Bruckner. Quando dirige con un solista vicino, secondo me, sembra che stia seduto nel pubblico. Si annoia a non essere l’unica star…”

“Mi hai convinto: Previn altruista, Haitink titano assoluto.” Dicendo queste parole, Emilio si gira su di un fianco quasi a cercare la posizione migliore per schiacciare un pisolino.

“Hai… mm…, citato Beethoven. Che mi dici dei cicli e ri-cicli karanjani?"

“Che vuoi che ti dica… il direttore col jet personale doveva fare fatturato… ogni decennio doveva uscire un’ integrale. In questo sono vecchia maniera: non ho mai comprato il duo Karajan Philarmonia, magari sbagliando. Questa cosa che i tedeschi si alleano con gli inglesi in musica non mi è mai andata a genio. Sembrano così distanti…”

“E allora Kemplerer?”, fa Emilio. “ chi c’era più tedesco di Otto? Eppure ha fatto cose storiche con quell‘orchestra.”

“Hai ragione… ma lui non aveva i Berliner in pugno e a disposizione come Karajan. Il ciclo registrato negli anni settanta è il primo in cui vengono utilizzati i ritrovati più recenti della tecnica stereofonica. Karajan da direttore a molte dimensioni, ha sfruttato appieno queste novità, incidendo la storia, qualcuno parla delle nove sinfonie di Karajan…”

“Per cui non mi aiuti, neanche sul requiem…?

“Temo di no… anzi ti confondo le idee dicendoti che il migliore per me è proprio quello inciso da Kemplerer e la Philarmonia, con un gruppo di cantanti di classe superiore, tipo la Scwarzkopf e Fischer-Dieskau…"

“Sei un bel tipo…"

“Che fai? Mica ti starai annoiando? Stai quasi dormendo…”

Ma no…! Penso a cosa mi rifilerai su Wagner… forse è meglio passare oltre”

“Wagner non è un problema, per me, per ora…”

“Questa non l’avevo mai… mmh…(sbadiglia), sentita”. Mi guarda con un occhio solo.

“ Mi sono promesso di non toccare Wagner prima dei cinquanta anni. Magari è stupido ma sento che devo fare così… mi accompagnerà in vecchiaia. Tutte le volte che provo ad ascoltarlo mi sento inadeguato, mi svuota dopo neanche mezzora. Credo che il 2017 sarebbe perfetto, più per me che per te.”

“Allora ci andremo insieme… ci serviranno delle badanti però…

“Giovani e vikinghe” faccio io.

“Pazienti e appassionate… di musica, s’intende” risponde Emilio. Ormai mi parla a occhi chiusi. Credo sia stanco del viaggio.

“Vuoi riposarti un po’? Ti sveglio per cena… prenoto da qualche parte…”

“No, no figurati… mica abbiamo finito… Quel russo lì non lo capisco mica tanto… è a doppia faccia…”

“Chi Afanassiev… giusto?”

“… … si, …”

“Immagino ti riferisca alla sua attività di romanziere?”

“Si… ma non solo…, vuol fare anche l’attore… recita in teatro accompagnandosi al pianoforte.Troppe cose e poco tempo per lo studio…”

“ Questo vale per ogni esecutore direi…, comunque per il poco che ho sentito, io noto amante dei “morti”… sembra un pianista dotato, molto moderno, freddo più di un iceberg siberiano. Resto, tra i viventi, per Zimerman.”

“Già, già… Zimerman… potresti farmelo sentire… magari in una incisione in cui si era svegliato dalla parte giusta del letto.”

“Qual è quella giusta? Io spesso penso che siano entrambe sbagliate, ma ascolta il primo di Brahms con Bernstein e ti ricrederai. Vado a cercarlo."

“ Scappi per non dirmi cosa si sono detti Nono e Kremer?”

“ No… andavo soltanto a rovistare tra i cd… non si lasciano mai trovare e io li ricompro… uguali. Ho una collezione di -doppie e triple copie- invidiabile… poi non saprei proprio cosa dire su loro due. Nono l’ho sempre frequentato poco, sono diffidente. Politica e musica. Dovremmo parlarne qualche volta. Kremer è un gigante, scelte di repertorio non convenzionali, magistero tecnico. Il migliore. Ho ordinato le sonate di cui parli, vedremo… magari faranno parte di qualche “ascolto” futuro.”

“Mentre cerco Brahms ti verso da bere?

Emilio ha abbracciato uno dei cuscini del divano: “Non resisiti eh? Vuoi provare la tazza? E proviamola allora… un caffè mi sveglierebbe un po’…”

“Magari divento bravo come Federer… magari la tazza ha poteri nascosti… insieme al caffè ti porto anche una grappa di Brunello, funziona meglio.”

Esco dal soggiorno e vado in cucina. Dopo aver messo il caffè sul fuoco, cerco il cd di Zimerman. Lo trovo stranamente in fretta. Mi torna in mente una frase di Wittgenstein di cui non ho mai trovato la spiegazione, pronunciata proprio ascoltando un pezzo di Brahms e riguardante i musicisti dell’ottocento e il piede caprino. Forse Emilio ne sa qualcosa. Il caffè è pronto, lo verso e rientro in soggiorno.

“Sai cosa volevo chiederti da tempo…?… Emilio…?”

Dorme, sembra morto. Mi avvicino per sentire se respira. Sbuffa leggermente quanto basta per rassicurarmi. Mi siedo in poltrona e appoggio il suo caffè sul tavolo.

Mentre bevo dalla mia nuova tazza penso che il divano è esattamente della sua misura. (fine)

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7 pensieri su “

  1. – Dramoletten –
    als ein toskanische Dialog

    AGGIORNAMENTO: ‘estinzione’ ha terminato il suo dialogo. Lo ripubblico qui – su millepiani -, ma lo potete trovare sul suo sito.
    Il testo nasce da una serie di domande che avevo affastellato, in scrittura rapsodica,
    in un commento ad un suo post che si occupava di tutt’altra cosa.
    A partir da quelle domande, che possono essere lette adesso anche qui,
    ‘estinzione’ ha cominciato un dialogo immaginario,
    a cui io ho cercato di dare un ‘contorno pessoiano’ [sogno di sognare un sogno reale] scrivendo un ‘incipit’,
    dialogo che poi lui ha continuato e concluso.
    I suoi testi sono a questo punto conclusi, salvo il fatto che, come in Pessoa, chi sogna –
    chi? io, lui? o tutti e due? o nessuno dei due? o chi legge? – potrebbe risvegliarsi in sogno, e
    come in Pessoa, credere che il viaggio in treno non è finito…come il sogno…il sogno che Emilio ha cominciato addormentandosi su quel divano…
    e, come in sogno, c’è uno sconosciuto…

  2. qui a milano piove, allora ho acceso pc dopo molti anni e ravanando in internet ho trovato tuo blog
    come va?
    DeA

  3. deborah!?!…! come stai? spero alla grande… almeno ci sentiremo più spesso e non soltanto per le feste comandate…;)
    andrea
    P.s.
    da queste parti girano milanesi di classe cristallina tipo Ipno e Scic, trovi i link sulla colonna di sinistra… magari li conosci…

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