Ricette

Sono in farmacia, ho appena consegnato la ricetta per i medicinali di mio padre; sbircio tra gli scaffali degli integratori nella speranza di trovarne uno che mi proietti direttamente a Wimbledon. Non è ancora in commercio. Entra un cinese, si avvicina al banco, rivolto a una delle dottoresse chiede: "scusa…, mia moglie… tosse, folte…" mima dei colpi di tosse portando la mano alla bocca. La dottoressa lo guarda in silenzio, sposta la testa di lato, cercando qualcun’altro da servire. Non c’è nessuno. Solo io, già servito. "Tosse forte? Vuoi uno sciroppo?" chiede la dottoressa al cinese. " Si", risponde ondeggiando la testa. "Mia moglie… incintla…" si tocca il ventre con la mano. "Incinta?" chiede la dottoressa. "Tua moglie aspetta un bambino…?" "Si…, si… un bambino", risponde il cinese accennando un sorriso. "Allora ci vuole la ricetta del dottore, non posso darti niente". Agita la testa in segno di negazione: "capito? Niente…! Ci vuole il dottore…" Sparito il sorriso dalla faccia del cinese, sembra un bambino a cui hanno tolto il pallone.  "Dottole…, dottole…" mormora a testa bassa e si allontana. Squilla il telefono, la dottoressa va nel retro a rispondere. Ritiro i farmaci e pago. Mentre sto per uscire ecco che rientra il cinese. Aspetto, mi guardo intorno come se cercassi qualcosa. Si avvicina al banco tossendo vistosamente: "Io tosse…, folte tosse…". L’altra dottoressa, quella che mi ha servito, si gira verso il ripiano più vicino, prende un flacone di sciroppo  lo mette sul banco. "Sciroppo.." dice al cinese che a testa bassa continua a dare colpettini di tosse. "Prendilo dopo i pasti… dopo mangiato…, capito..? "Dopo mangiato…, si…, il cucchiao c’è…?", chiede il cinese. "No" risponde secca la dottoressa. "Non li mettono più…".  Paga, prende lo sciroppo ed esce. Io sono dietro di lui. Appena fuori si gira verso di me: "quante storie per uno sciroppo, e senza cucchiaio…" mi dice in perfetto italiano.

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10 pensieri su “

  1. F-A-N-T-A-S-T-I–C-O. Questa tecnica la usano da sempre anche i filippini nelle case/uffici in cui prestano servizio generalmente come uomini/donne delle pulizie. Il ragionamento è questo: io faccio il tonto, tanto non me ne frega un cazzo di quello che pensi, e passando per tonto faccio in modo che tu non possa pretendere troppo da me e mi limito a darti un servizio standard. In realtà ho scoperto che molti di loro l’italiano lo capiscono perfettamente e se voglio no lo parlano molto bene. Non vogliono perchè non gli conviene. Il tuo aneddoto è illuminante e assolutamente veritiero. P.S.: io vivo a 5 minuti scarsi da dove nei giorni scorsi c’è stata la “ribellione di Chinatown” in merito alla quale posso semplicemtne dirti questo: come sempre le cosiddette “istituzioni” si sono mosse in ritardo. Il Comune s’è prima intascato le licenze fregandosene bellamente delle proteste degli abitanti italiani del quartiere e adesso s’è messo a fare la voce grossa dopo che ha colpevolmente lasciato sbragare i cinesi (beninteso: i cinesi di qui non sono l’elite culturale, ma mercanti che tendono bellamente a farsi i cazzi propri sbattendosene delle più elementari regole di convivenza civile). E adesso, vai con l’emergenza accompagnata dagli immancabili corollari mediatici fatti di sensazionalismo, pregiudizio e stereotipi a go-go. Che MERDA!

  2. Ipno: ;)) grazie… mi ha stupito il fatto che essendo per la moglie, l’uomo orientale in questione, non si sia posto la domanda: le farà male? no… sono più furbo e frego il dottore italiano troppo scrupoloso…
    stessa cosa a Prato… ci vado tutti i giorni… e gli stessi clienti che anni fa magnificavano i cinesi e le loro valigiette piene di contanti, oggi si lamentano perchè gli stessi non entrano più nei loro negozi ma acquistano solo in quelli gestiti da connazionali. Senza passare per razzista (anche se non me ne frega un cazzo) posso dire che i quartieri a maggioranza cinese a Prato sono molto degradati. Li ho avuti per qualche mese nell’appartamento sotto al mio, subaffittato a non so quanti di loro e anche la mia democratica e di sinistra, signora, li avrebbe strangolati con le proprie mani. A qualsiasi ora della notte entravano e uscivano di casa continuamente, correndo per le scale come una mandria di bufali, sembrava che arrivasse la polizia tutte le volte, quando parlavano tra loro urlavano come invasati, la notte a ore, ti giuro, a parlare al cellulare che quasi ho imparato il mandarino anche io. Nessuna considerazione del prossimo che gli vive vicino. Sembravamo invisibili, noi. In sette mesi non siamo riusciti a capire cosa mangiassero, nè come si lavassero, (non avevano nè riscaldamento ne acqua calda). quando se ne sono andati hanno messo vicino al cassonetto sette o otto materassi lisi e sono spariti, ma pagavano in contanti più di millecinquecento euro al mese di affitto.
    Loro hanno i soldi e in Italia più che in ogni altro paese, questo conta.
    Leggenda urbana ma non tanto, dice che a Prato il vero gratta e vinci sia quello di farsi tamponare, o comunque avere un incidente con un cinese: scende dall’auto, chiama un altro cinese ( capo, boss…, quello che è) ti mette in mano in contanti più o meno il doppio di quello che sarebbe il danno vero e tutto a posto.

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