Club Fed

Vedendo il match di secondo turno di Roger Federer, agli US open iniziati la scorsa settimana, ho assistito a uno di quei "Federer moments" che D. F. Wallace descrive bene nell’articolo di ieri su Repubblica. Un colpo impossibile fatto con la normale e distaccata perfezione con cui Nureyev danzava. Stava giocando contro Henman, il Roger planetario, un quasi campione e uno degli ultimi esponenti del gioco classico e d’ attacco. Tim, sapendo di perdere, aveva deciso di attuare la tattica più indolore: avanti tutta e sempre. Inutile stare a palleggiare dal fondo contro un tipo simile, sarebbe imbarazzante. In una delle sue discese a rete, Henman gioca una voleè molto profonda quasi addosso a Federer che colto di sorpresa dalla profondità della palla e ormai troppo in ritardo per spostarsi allarga le gambe, passa la racchetta dietro la schiena e rimanda la palla colpendola là in mezzo, al limite del secondo rimbalzo. Henman, ipnotizzato, restituisce una palletta comoda come un allievo alla prima lezione e sorridendo guarda la scia di colore che il successivo passante vincente di Roger traccia nell’ aria. La vedo dura per tutti. Anche per quelli che non giocano più.

A proposito: il Kid di Las Vegas, alias Andre Agassi ci lascia. Ultimo torneo per lui e ultima partita, battuto da uno sconosciuto tedesco dal nome famosissimo: B. Becker. Benjamin non Boris, però. 36 anni sono troppi per tutti. Resterà nella storia per aver vinto tutti e quattro gli slam, talento atipico ma limpido come pochi.

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